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L’esposizione presenta una decina di opere tra tele, sculture e testi narrativi, culminando nell’installazione principale WHY?, già presentata nel 2024 al Castello di Montechiarugolo (PR). L’opera – un muro di quasi 3.000 peluche, alto 7 metri e largo 9 – restituisce una dimensione fisica ai numeri che scorrono quotidianamente nei notiziari: bambini, donne, civili che diventano statistiche, privati della loro storia e della loro umanità.
In questa nuova edizione WHY? dialogherà infatti con la monumentale Ultima Cena di Girolamo Bonsignori (1514), generando un contrappunto visivo e simbolico tra passato e presente, tradizione e trauma, pietas e indifferenza.
Come spiega la curatrice, Federica Guidetti, conservatrice del Museo Civico Polironiano:
<<La scelta di velare parzialmente l’Architettura dipinta del Correggio e il dipinto inserito in essa, non vuole essere una provocazione, ma un atto di solidarietà simbolica.
L’artista ci invita a compiere un’esperienza di sottrazione: rinunciare alla fruizione di capolavori custoditi con cura e orgoglio per avvicinarci, almeno emotivamente, ai luoghi dove la bellezza è stata strappata con la violenza della guerra e alle persone private non solo della sicurezza, ma anche dell’arte, della memoria, della possibilità di contemplare ciò che dà senso e respiro alla vita.>>
I pupazzi, oggetti infantili e vulnerabili, diventano così corpi-sentinella, presenze che ricordano la fragilità dell’esistenza e la dissonanza tra la nostra condizione protetta e quella di chi è costretto alla fuga, alla perdita, alla paura.
L’installazione trasforma la sala in un luogo di sospensione: ciò che non vediamo diventa improvvisamente più eloquente di ciò che è esposto. La bellezza negata diventa un invito alla consapevolezza, alla compassione, alla presenza.
Coprendo anche parte delle proprie opere, Riccò ribadisce che nessuno è escluso da questa responsabilità etica: l’arte non si pone sopra il dolore del mondo, ma lo attraversa.
Il visitatore è invitato ad interrogarsi sul proprio ruolo all’interno di una società che osserva la tragedia da lontano, spesso senza reagire.
Come racconta l’artista: “Dire di essere contro la guerra è facile e spesso ipocrita. Questa mostra non punta il dito sui conflitti, ma sulla nostra indifferenza. Siamo noi, come società occidentale, a giudicare con pesi e misure diverse, perdendo empatia e humana pietas pur definendoci cristiani.”
Il percorso è accompagnato da testi letterari e filosofici provenienti da tradizioni e contesti diversi, che ampliano l’esperienza senza orientarla, lasciando allo spettatore il compito e lo sforzo emotivo di costruire il proprio senso.
La mostra ha il patrocinio e la collaborazione del Comune di San Benedetto, come sottolinea l’assessore alla cultura Vanessa Morandi «Umano poco umano è una mostra che interpella ciascuno di noi. Come Amministrazione comunale sosteniamo progetti culturali capaci di parlare a tutta la comunità, e di invitare a una riflessione sul valore della vita umana senza semplificazioni né contrapposizioni. L’arte, quando riesce a toccare temi così profondi, diventa uno spazio di ascolto, di empatia e di consapevolezza collettiva. È questo il senso più alto della cultura: ricondurci al riconoscimento di una comune umanità, interrogarci e non smarrire il senso profondo dell’esistenza.»
Orari di apertura:
09.30–12.30 / 14.30–17.30
Dall’1 marzo:
09.30–12.30 / 15.00-18.00
Ingresso libero