Che il castello di Casaloldo fosse costruito in questo modo lo si evince da diverse fonti documentali della metà del 1400, da alcune mappe del 1700 e in particolare dall’imponente quadro cinquecentesco della BATTAGLIA DI CASALOLDO (10 maggio 1509) che raffigura la torre d’ingresso al castello che si è conservata fino ad oggi. Davanti ad essa si è combattuta la battaglia fra le truppe gonzaghesche al comando di Alessio Beccaguto e gli abitanti del borgo casaloldese, in particolare le donne, che armati di forconi e bastoni hanno opposto strenua resistenza agli invasori, in attesa di ricevere rinforzi dalla vicina Asola, presidio della Serenissima Repubblica Veneta, governata al tempo dal Provveditore Contarini.
Non solo l’edificio della torre è patrimonio storico: esso è incastonato in un’area preziosa che costituisce il nucleo originario del comune, dove si sono svolte le vicende più significative per la comunità. Per coglierne il valore storico da sottolineare in particolare
• la grande lapide marmorea (1921) posta sul frontone della torre con la citazione di Casaloldo nella Divina Commedia di Dante. Al Canto XX dell’Inferno, descrivendo l’origine della città di Mantova, Dante scrive “Già fur le genti sue dentro più spesse,/ pria che la mattia da Casalodi / da Pinamonte inganno ricevesse” ;
• la “pietra parlante” ovvero un’epigrafe murata nella torre e datata 1437 che allude al costruttore della Torre, Bertone;
• la meridiana e le antiche lancette in ferro con il meccanismo dell’orologio (fine ‘800) ancora decorato sul lato sud della torre;
• l’antica pompa manuale dell’acqua, in ferro (‘800);
• sei termini marmorei ovvero capitelli lapidei datati 1756, antica frontiera tra i territori dell’Impero e la Serenissima, attestazione che Casaloldo era storicamente terra di confine fra poteri rivali impegnati in annose contese e tentativi di conquiste;
• l’accesso all’antico lavatoio, usato dalle massaie per lavare i panni nell’acqua del torrente Tartaro;
• i tralicci e ganci metallici dell’ex-macello comunale delle carni (inizio ‘900),posto sotto la torre, in su cui venivano appese le mezzene da vendere al popolo a prezzi calmierati;
• alcune fra le prime macchine per produrre calze in nylon (metà ‘900), testimonianze della memoria lavorativa e sociale di Casaloldo dove a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo è nata la produzione di collant e calze da donna.