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Le corti risicole: Corte Grande, Corte Brede e le corti di Susano e Villagrossa

Risaia

Il riso arriva a Mantova nel 1476 ed è certamente coltivato dal 1478. A partire dal 1526-28 la coltura risicola risulta praticata nella Sinistra Mincio, in particolare a Villimpenta; in località Vallarsa di Roncoferraro e a Villagrossa di Castel d’Ario.
Il CatastoTeresiano a fine Settecento riporta che delle 13.618 biolche coltivate a risaia nel mantovano, ben 13.061 sono localizzate proprio in Sinistra Mincio. Nel 1835 la risicoltura in questo territorio arriva ad occupare circa 18.188 biolche e nel 1883 raggiunge il massimo storico di 25.180 biolche su un totale provinciale di 29.063. A servizio del sistema risicolo si sviluppa per una corretta organizzazione e coltivazione dei fondi una particolare tipologia di corte di cui ne sono un evidente esempio le Corti Breda (via Trieste), Grande (via Sartori), Bosello e Villagrossa (via Don D. Bertoldi) e Susano (via Roma). La corte risicola, con una struttura aperta e composta da diversi fabbricati, è delimitata da un rettangolo idrico con una funzione di sicurezza e di via d’acqua per il trasporto dei cereali mietuti. L’accesso alla corte avviene mediante pochi portoni distinti in passaggi carrai e pusterle pedonali. La struttura si compone in genere di un massiccio fabbricato padronale e dalle case dei salariati. La costruzione più importante della corte è rappresentata dal granaio, ossia dal deposito preceduto da un ampio portico in cui, su più livelli, è stoccato il riso. Nei pressi del granaio si trova spesso anche una barchessa che serve come molo di attracco delle barche per lo scarico del cereale e come deposito invernale delle stesse. Sul fronte sud della corte si trova poi l’aia in mattoni. L’aia, modellata con vari colmi, così da favorire lo scolo delle acque, serve per l’essicazione del riso. Le corti più ampie sono dotate di una propria pila per la lavorazione del riso lungo gli adduttori idrici principali.



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