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Turismo Ecologico

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2018


Territorio e inquinamento, scelte di fondo da compiere sul piano ecologico, insediamento di una centrale nucleare in territorio mantovano, una politica di «parchi» spesso incomprensibile: questi gli argomenti oggetto della riflessione - quasi uno sfogo - di Adriano Amati, seguita da una nota autorevole del Prof. Eugenio Camerlenghi sulla vicenda nucleare della nostra provincia.

Qualcuno di voi ricorda il progetto denominato «Parco del Po Lombardo» ? Io ero appena arrivato all' Ept e cominciavo faticosamente ad entrare nei complicati meccanismi dell' altrettanto complicata macchina regionale (era la fine del 1973), quando un progetto di tutela e valorizzazione del tratto lombardo del Po venne proposto con ferma determinazione. Imparavo termini come «unicum ambientale», «biotopo» e via dicendo e mi sforzavo di capire la prospettiva turistico-ambientale di questa porzione di bacino fluviale della quale si chiedeva a gran voce l'istituzione a Parco. Ve lo ricordate? Scommetterei su un 90% di «no» e su un 10% di «mi pare» e sapete perchè? Perchè non se ne fece più niente; venne messo nel dimenticatoio alla fine di non so quale legislatura regionale. Basta parlare di Po, di un suo eventuale parco nel tratto lombardo (ma aveva poi senso la tutela del solo tratto da Pavia a Mantova?); volumi e cartografie si riempirono di polvere e di lì a qualche tempo non riuscii più a trovarli. Si cominciò invece a discutere dell' eventuale possibile localizzazione di una centrale nucleare e chi, come me, ebbe la ventura di occuparsi per ragioni di lavoro di quel famoso progetto di Parco del Po lombardo, giocando proprio sulla parola «parco», ipotizzò per il nostro fiume un «parco di centrali» e finì per fare una gran confusione. Litigai, ricordo, con alcuni amici di associazioni naturalistiche in quanto loro chiedevano a viva forza il Parco del Mincio, dimenticando quel progetto ben più importante ed ambizioso (e forse utile!) del Parco del Po; sostenevo infatti, e son ben fermo nel sostenerlo ancora, che occuparsi del Mincio era, in quegli anni, fin troppo comodo e che in un modo o nell' altro la valle virgiliana avrebbe finito per ottenere quelle tutele legislative che venivano chieste, con tanto di petizione popolare, da oltre 22.000 cittadini mantovani. Così fu ed oggi il Mincio è difeso dalla legge che l'ha voluto Parco e quindi porzione di terra meritevole di salvaguardia e valorizzazione. Un successo innegabile, tanto da coinvolgere nel flusso degli entusiasmi ecologici perfino industrie come l'ICIP ... Alla fine del 1985, molti comuni mantovani facenti parte del bacino mantovano del Po indissero un referendum per dire, quasi plebiscitariamente, «No» al possibile insediamento di una centrale nucleare nel loro ambito territoriale. Viene da sorridere (o no?) a voltarsi indietro e a considerare come sia stato possibile, in dieci anni, non solo cambiare atteggiamento nei confronti del grande fiume e del suo bacino ma addirittura rovesciare intendimenti e propositi: l'«unicum irripetibile» sembra diventato l'unico e insostituibile luogo idoneo ad ospitare una centrale nucleare. Si può continuare a lungo a rigirare il dito nella piaga delle prospettive ecologiche regionali ma oltre che impietoso credo sia assolutamente inutile: d'altra parte, se erano fortemente determinati nel proporre un parco per il Po, volete che lo siano meno nell' allargare le braccia di fronte alla volontà (romana?) che oggi sembra imporre a tutti i costi l' atomo in Padania? « Voltarsi indietro per andare avanti» è il titolo di un libro del bravo e intelligente Dino Villani, anziano extra-muros trapiantato a Milano che credo faccia concorrenza a Zavattini per via della quantità di pagine dedicate alla «sua» Padania. Ebbene, caro Villani, ora che ci siamo voltati indietro, verso quale «avanti» dobbiamo andare? Sul piano ambientale intendo; c'è ancora la speranza d'avere una politica ecologica onesta almeno sotto il profilo delle prospettive? Perchè se è «umanamente concepibile» che questa società inquini e si inquini oltre misura, è altrettanto concepibile che poi faccia un «bluff» a se stessa e si menta sui reali propositi in tema di salvaguardia della natura ? Pare di si, che sia possibile. E il bluff non è nemmeno tanto nascosto. Dunque, questo mio scritto altro non è che uno sfogo, inutile e forse anche un po' disonesto. Perche io stesso ho voluto minimizzare, con le persone che mi sono care, la sciagura atomica russa ed i suoi effetti italiani, sorrido compiacente quando qualche brillante direttore d'industria sorride a sua volta mentre mi spiega la ragionevolezza verso un atteggiamento tollerante da tenere sulla questione inquinamento, e a chi mi chiede se è bello il Parco del Mincio talvolta rispondo con un «Non so, non ho ben capito cosa sia». Questo nel «privato» come si usa dire; nel «pubblico», tranne queste poche righe che presto saranno dimenticate, continuerò a sostenere non solo l'utilità ma anche l'urgenza di una seria politica ecologica e di una concreta battaglia politica a difesa dell'ambiente. Tanto, un'enunciazione di principio, a chi volete dia fastidio! Eppure, non so perchè continuo a credere che il binomio turismo¬ambiente possa e debba avere delle chance e che ne avrà sempre più in futuro, quando la ricerca di un periodo di ossigenazione e di ricreazione psico-fisica si farà sempre più necessaria. Il turismo «verde» e «en plein air», se opportunamente abbinato all'arte & cultura, può essere la risposta giusta a quelle istanze, non più solo giovanili, che si sono indirizzate prima verso gli ostelli per poi concentrarsi sui campeggi e quindi sull'agriturismo. Dunque, il verde attrezzato non è fuori moda, anzi sembra essere quanto mai opportuno a soddisfare la sua utenza crescente; diventa perciò un settore da programmare e finanziare.E chissà che, sviluppandosi una domanda ed un'offerta di questo turismo ecologico, in una società regolata da leggi di mercato, anche la natura possa avere un suo mercato e quindi anche operatori disposti ad investirvi denaro e a proteggerne la crescita. Perche l'unica legge che sfugge alla logica del «predicar bene ma razzolare male» è quella economica, dove, alla fine, contano solo i numeri.Speriamo dunque, per la nostra natura, un bilancio con «avanzi d' amministrazione» dal momento che, guardando dai piatti profili padani, oggi il bilancio ha solo cifre in rosso.

di ADRIANO AMATI



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