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Stagione di recuperi nel nome di Mantegna

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2019


Andrea Mantegna di nuovo alla ribalta. Una serie di iniziative, volte a recuperare i luoghi legati al celebre artista padovano, è in cantiere da tempo: Amministrazione Provinciale, Italia Nostra, Curia, Soprintendenza, riunite eccezionalmente in un «pool» operativo con grande capacità d' intervento, sono state contattate da Riccardo Braglia, guida turistica e studioso mantovano, che ha raccolto intendimenti e prospettive di questi enti relativamente al tema del restauro e del recupero di «tesori» locali da valorizzare.

Mantova sta vivendo una stagione forse irripetibile di rivalutazione e di recupero dei suoi incomparabili tesori d' arte. Dopo i restauri della Camera Picta (che si concluderanno in autunno), del Palazzo del Te, del campanile di S. Andrea e di altri ragguardevoli monumenti cittadini, è ora il turno della preziosa cappella funeraria del Mantegna, che da secoli versa in uno stato di desolante degrado. I complessi e costosi interventi sono stati resi possibili grazie all' intelligente sensibilità dell' Amministrazione Provinciale, che ha stanziato l' ingente somma di 150.000.000 per il salvataggio della cappella e del suo raffinato complesso decorativo. La campagna di restauro, coordinata dall' infaticabile Giuse Pastore, vice¬presidente di Italia Nostra, rappresenta un episodio quanto mai interessante non solo per l' importanza storico-artistica delle opere oggetto di intervento, ma anche perchè tre enti di natura e finalità totalmente diverse - quali la Soprintendenza, la Curia e l' Amministrazione Provinciale - ¬hanno riunito le proprie forze al fine di salvare una delle più significative testimonianze del nostro insigne passato: la cappella dove riposano le spoglie del grande padovano che per più di quarant' anni dominò la scena artistica di Mantova, rendendola una delle capitali di maggior spicco della Rinascenza italiana. Come ha scritto Pirondini sul Giorno, «nel nome del Mantegna... tutti gli steccati ideologici sono stati superati. La giunta social-comunista si è messa a braccetto della Curia per rilanciare il principale tempio di Mantova» in uno spirito di disponibile collaborazione che, se protratto nel tempo, non mancherà di raggiungere traguardi anche più ambiziosi del doveroso riscatto della cappella mantegnesca. Non dimentichiamo che altri monumenti attendono un sollecito intervento: dal Palazzo Ducale, vera e propria fucina di interminabili restauri, alla maggior parte del grandioso tempio albertiano, per non parlare della troppo spesso negletta cattedrale di S. Pietro. Insomma, a Mantova c'è ancora tanto da fare e da salvare. Per saperne di più, anche su questa inedita collaborazione a tre, ci siamo recati a chiacchierare con gli addetti ai lavori e coi rappresentanti degli enti coinvolti nell'importante operazione. Ma prima di riferire quanto abbiamo raccolto, ci sembra doveroso descrivere, sia pur brevemente, l'oggetto di tanto intervento. LA CAPPELLA FUNERARIA DI ANDREA MANTEGNA La piccola cappella, la prima a sinistra entrando in chiesa, è a pianta quadrangolare, sovrastata da una svelta cupoletta emisferica, raccordata alle pareti da un tamburo e da quattro pennacchi. Evidentissime sono le influenze della temperie architettonica fiorentina, riscontrabili soprattutto nelle eleganti ghiere in cotto, assai vicine ai modi del Brunelleschi. Gli affreschi che ne decorano le superfici interne furono probabilmente realizzati tra il 1506 - anno della morte del maestro - e il 1516, data che compare in un cartiglio sulla parete a sinistra dell'ingresso. Al Mantegna si deve verisimilmente l' invenzione generale del ciclo decorativo, la cui esecuzione è però ascrivibile ai suoi allievi ed, in particolare, al figlio Francesco ed al giovane Correggio, la cui mano è ravvisabile nelle figure dei quattro Evangelisti dipinti sui pennacchi. L 'insieme è di grande suggestione, sia pure con qualche squilibrio e sommarietà di esecuzione rispetto alla superba perfezione delle opere autografe del maestro. La calotta, che si fregia al centro dello stemma di famiglia, appare suddivisa in otto partizioni, che originariamente fingevano altrettante aperture verso il cielo, scandite da graticci intrecciati a losanghe, su cui si arrampicano, rigogliosi, tralci vegetali carichi di cedri e di altri frutti. Stupendi cespi fioriti sembrano sbocciare dalla sommità del tamburo di cotto. Sulle pareti, in un trionfo di policromie che i restauri stanno or ora mettendo in luce, si sviluppa invece un ciclo unitario, imperniato probabilmente sulla prefigurazione del Cristo, che trova il suo centro in S. Giovanni Battista a cui la cappella è intitolata. Sullo sfondo di rubicanti specchiature, che dovevano suggerire pannelli di bronzo dorato, si stagliano, bellissime, le allegorie delle Virtù, che paiono scolpite in cangianti alabastri percorsi da morbide iridescenze opaline. L 'intera decorazione parietale costituisce, come ha scritto Chiara Perina, «una finzione preziosa di marmi, bronzi e pietre dure, commesse quasi a creare un nobile scrigno». Sullo sguancio sinistro dell'ingresso, in un tondo di porfido, il più nobile dei marmi, campeggia in tutta la sua straordinaria potenza espressiva il celebre busto del Mantegna, che la critica è ormai concorde nel ritenere un autoritratto del grande maestro. Il Cavalli, famoso incisore della zecca gonzaghesca, si sarebbe limitato a fonderlo nel bronzo.

IL PARERE DEGLI ADDETTI Al LAVORI Passiamo la parola alla dottoressa Giuse Pastore, che da tempo segue con profonda competenza e passione il procedere dei lavori di restauro e, più in generale, le fortune dei monumenti mantovani.
D.: Dottoressa, quali sono le condizioni in cui versa attualmente la cappella?
R. : Non troppo buone e le cause fondamentali del suo cattivo stato di conservazione sono principalmente due: innanzitutto l'umidità che risale dal sottosuolo o che proviene da infiltrazioni di varia origine; in secondo luogo, i restauri eseguiti dal Fiscali nel 1872, che se da un lato si possono considerare esemplari perchè hanno portato alla luce le decorazioni originali della cappella - coperte nel '700 da pesanti scialbature - dall'altro, a causa della maldestra rimozione delle medesime, hanno provocato grossi danni di natura meccanica, con estese e profonde cadute di colore, soprattutto a carico delle parti a secco, che sono del resto le meno resistenti. Inoltre è stato fatto abbondante uso di destrina, notoriamente assai dannosa per le superficie affrescate.
D.: Quindi, come per la Camera Picta, buona parte delle alterazioni sono dovute agli interventi precedenti.
R.: Purtroppo sì; bisogna però tenere presente, quando si criticano antichi interventi di restauro, che questi vanno sempre rapportati ai tempi e alle condizioni culturali in cui vennero eseguiti: restauri che oggi sono considerati magistrali, in un futuro - forse non troppo remoto - potrebbero venire giudicati del tutto superati, se non peggio. Inoltre la cappella non è mai stata sottoposta ad una regolare opera manutentiva, ed il discorso che anche Italia Nostra sta portando avanti ormai da anni è proprio quello della regolare manutenzione dei nostri monumenti, allo scopo di garantirne, con la minor spesa possibile, un ottimale stato di conservazione.
D.: La cappella è stata per secoli, oltre che il sacrario del Mantegna, anche il battistero della basilica: la sua posizione e lo stesso titolo di S. Giovanni Battista stanno a dimostrarlo. Questa sua destinazione ha influito in qualche modo sullo stato di conservazione dell'apparato decorativo?
R. : Certamente, soprattutto per gli interventi del 1904 in cui il fonte battesimale, fino ad allora piuttosto piccolo e collocato in un angolo, venne sostituito con una struttura estremamente ingombrante, situata al centro della cappella. Per fare questo, come apprendiamo da una vibrante protesta del tempo, la lapide funeraria del Mantegna venne spostata e, quel che è peggio, decurtata. Inoltre, sempre agli inizi del secolo, probabilmente allo scopo di limitare le infiltrazioni d'umidità, le strutture sotto stanti il pavimento vennero completamente manomesse, al punto che oggi è estremamente difficile ricostruire la situazione precedente, anche in rapporto all' originaria sepoltura del maestro .
D. : Dallo stato attuale dei lavori è emerso qualcosa di nuovo per quanto riguarda il problema delle attribuzioni? .
R. : No, non ancora, anche se sono parecchi gli elementi di tipo tecnico che l'intervento di restauro ha permesso di mettere in luce. Solo in un secondo tempo, lavorando sulla tecnica esecutiva, si potrà impostare uno Studio per confermare o menO" le varie attribuzioni. Posso dirle comunque fin da ora che l'esecuzione dell'intero ciclo pittorico appare un po' affrettata: numerose parti sono state realizzate a mezzo fresco o addirittura a secco, sicuramente per consentirne una stesura più veloce e soprattutto più economica. Del resto lo, stesso Mantegna lamentava sovente la cronica mancanza di denari e probabilmente anche i figli non godevano delle possibilità finanziarie necessarie per realizzare appieno l'ambizioso progetto decorativo della cappella paterna. La presenza del giovane Correggio, che va comunque verificata, parrebbe riscontrabile,nei volti degli Evangelisti dipinti sui pennacchi, più che nel resto delle figure che sembrano attribuibili ad una mano diversa, un po' più grossolana ed imprecisa. Comunque è ancora prematuro fare affermazioni troppo categoriche: dovremo prima attendere il risultato di tutta una serie di analisi ed il completamento dell'intera campagna di restauro. «Non posso che confermare quanto già detto dalla dottoressa Pastore» aggiunge Maria Chiara Ceriotti, una delle validissime operatrice del consorzio Arkè, che raccoglie i migliori elementi usciti dall' Istituto Centrale del Restauro di Roma. Si tratta degli stessi esperti che già si sono occupati della Camera Picta, acquisendo un' esperienza sul Mantegna che nessun altro può vantare. Ora stanno intervenendo sulla cappella di S. Giovanni, diretti dalla signorina Ambra Tomeucci. «A causa delle efflorescenze saline e degli affioramenti di solfatazioni dovuti all'umidità e soprattutto per i barbari interventi del 1872, la cappella versa oggi in condizioni davvero precarie. Lo scialbo settecentesco fu rimosso con poca cura, provocando la caduta di vaste aree di pellicola pittorica e persino d'intonaco. Per esempio, l'originario colore azzurro del cielo, che si intravedeva attraverso le finte aperture della volta, è completamente sparito, lasciando al suo posto la sotto stante preparazione nera. Ancora, le ghirlande floreali e gli eleganti nastri che decoravano le grandi conchiglie rosate sono stati cancellati quasi del tutto».
D . : Come state intervenendo sulla cappella?
R. : Con lavori di consolidamento sia dell'intonaco che della pellicola pittorica, seguiti dalla rimozione di quanto è stato aggiunto all'originale. Si procede quindi alla stuccatura delle lacune e alla reintegrazione, laddove è possibile, con colori ad acquarello, impiegando la cosiddetta «tecnica del rigatino». Le eventuali integrazioni sono comunque assolutamente reversibili: qualora si decidesse, per una qualunque ragione, di eliminarle, basterebbe un semplice colpo di spugna per riportare tutto alle condizioni preesistenti. E' molto importante sottolineare che la parete di fondo e quella di ingresso sono le più alterate: gli intonaci furono sommariamente rifatti nel XIX secolo, cercando di imitare in modo alquanto goffo le decorazioni a finti marmi e a monocromi del resto della cappella. Sempre nello stesso periodo anche l'assetto murario della parete d'altare fu radicalmente falsato.

di RICCARDO BRAGLIA



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