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Ecce Parcum!

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2017


La tormentata vicenda del Parco del Mincio sta per concludersi. È entrato in funzione il Consorzio di gestione tra i 13 Comuni interessati alla tutela della valle virgiliana. Ecco un aggiornamento del giornalista Renzo Dall' Ara sugli aspetti politici, naturalistici e turistici del Parco, il cui decollo sembra davvero imminente.

Habemus Parcum ed il latino, in atmosfera virgiliana, può esserci permesso. Il Parco del Mincio è nato per conto suo, forse un paio di millenni or sono quando il fiume che pare andasse a finire direttamente in Adriatico, venne costretto a diventare affluente del Po da eventi geo-idraulici. Gli interventi dell'uomo, dai consoli romani ad Alberto Pitentino, dai Gonzaga ai Geni Civili della nostra epoca hanno fatto il resto, creando una situazione ambientale e naturalistica della quale la comunità ha preso coscienza negli Anni 70 di questo secolo, ritenendo che il bene costituito da terra, acqua, vegetazione, fauna, costruzioni fosse tanto caratteristico da essere difeso contro le forze del male addirittura con il baluardo della legge. Scorrendo per più di 9 decimi interamente nel suo territorio, la Regione Lombardia diventava la sentinella legislativa del Mincio, prima con l' altolà del 30 novembre 1983 n. 86: il Parco del Mincio veniva inserito nell'elenco dei 19 Parchi naturali non solo, ma le Valli del Mincio rientravano anche nelle 53 Riserve Naturali, soggette a particolari vincoli di tutela. Secondo stop alle eventuali cattive intenzioni con la legge regionale 8 settembre 1984, n. 47 che dava giuridicamente corpo al Parco, delineandone i confini. Terzo e decisivo momento, alla fine del 1985, l'istituzione del Consorzio fra i 13 Comuni interessati che dovrà gestire il parco, in tutte la sua complessa evoluzione. Rientrano nei confini del Parco le fasce più immediatamente rivierasche, lungo le 2 rive dei Comuni di Ponti sul Mincio, Monzambano, Volta Mantovana, Goito, Rodigo, Curtatone, Mantova, Virgilio, Bagnolo San Vito, Sustinente, Roncoferraro, Porto Mantovano, Marmirolo. Del Consorzio inoltre farà parte anche l' Amministrazione provinciale come madre di tutti ma in particolare come forza di pace in vista di conflitti campanilistici dei quali già si possono raccogliere i primi segnali. «Il Consorzio per ora ha sede negli uffici dell ' Amministrazione provinciale - spiega Attilio Grazioli, comunista, giovane assessore all' Ambiente - poi dovrà essere scelta la collocazione definitiva. Sono già state avanzate candidature da parte di Rodigo che propone Rivalta, di Goito che indica la villa delle Bertone, di Porto Mantovano che segnala Soave ed infine di Volta Mantovana la quale dispone delle ex¬-scuderie del Palazzo Cavriani. Si vedrà». L 'ipotesi delle Bertone appare certamente la più prestigiosa e tra l'altro la Fondazione d' Arco, proprietaria della casa padronale e del bellissimo parco, si è già dichiarata disponibile a concederli in comodato al Consorzio. Orientamenti manifestati informalmente negli ambienti di via Principe Amedeo lascerebbero supporre le Bertone come sede ufficiale, di rappresentanza e altre due sedi operative, per esempio per l' Alto Mincio a Volta Mantovana e per il Basso Mincio o a Rivalta o a Soave. L' 11 aprile scorso i delegati dei 13 comuni interessati hanno eletto il Presidente del Consorzio (il socialista Nino Rossi) e i due vice-Presidenti (Gauli, DC e Pezzali, PCI) alla presenza dell' Assessore regionale all'ambiente Vertemati. Gli organi dirigenti del Consorzio del Mincio sono dunque insediati secondo una formula politica unitaria che, oltre a garantire il decollo del nuovo ente, dovrebbe consentire un buon rapporto con la Regione. Tutto questo s'intende per la corretta gestione della nuova realtà ambientale nei confronti della quale i mantovani nutrono parecchie aspettative. Credo sia opportuno precisare, per i non addetti ai lavori, che Parco del Mincio non significa un giardino pubblico lungo 70 chilometri, con le panchine, i vialetti e le altalene. Il discorso è assai più complesso perchè innnanzitutto il Consorzio dovrà munirsi di un Piano territoriale di coordinamento ed ha tempo 2 anni per farlo. Lo strumento urbanistico è vincolante per i Comuni che a loro volta dovranno adeguarvi i rispettivi Piani regolatori, accogliendo le indicazioni di quello generale. La Legge istitutiva del Parco fissa le cosiddette norme di salvaguardia, vale a dire quel che è permesso dentro i confini e quello che non lo è. Sono prescrizioni molto articolate che indicano una ventina di situazioni che spaziano dall' urbanistica, all' edilizia, alle attività agricole, zootecniche, alla viabilità, alle conformazioni dei terreni arrivando fino all'uso dei mezzi motorizzati d'acqua e di terra, alle strutture turistiche. Limitando l' analisi ai soli aspetti che riguardano più direttamente l' uso del Parco per le attività di tempo libero, e di turismo va rilevato come sia vietato la chiusura degli accessi ai corsi d'acqua e siano parimenti vietati il transito di mezzi motorizzati fuori dalle strade statali, provinciali, comunali e vicinali con servitù di passaggio; l' allestimento di percorsi e di tracciati per attività sportive da esercitarsi con mezzi motorizzati (quindi niente motocross o karting o rally). La legge generale sui parchi non consente nè la caccia nè la pesca. Non si potrà navigare con mezzi a motore sopra i 20 HP nè superare la velocità di 10 chilometri/ ora. Vietati i nuovi campeggi stabili o villaggi turistici, niente cave nè discariche. Non si potranno innalzare cartelli pubblicitari a parte quelli della segnaletica del Parco, o turistica, o di agriturismo e di vendita di prodotti agricoli. Ragionevolmente, gli strumenti di difesa dell'esistente sono molto rigidi e questo per che c'è ancora molto da difendere e da salvare. Sono 13.708 ettari comprendenti il Bosco Fontana, dichiarato riserva naturale dallo Stato e poi il complesso di Castellaro Lagusello, i territori di Monzambano e di Volta Mantovana oltre alle Valli del Mincio (diciamo il tratto di fiume da Rivalta alla Vallazza di Mantova), entrambe classificate Riserve naturali regionali. Fin dal 1965 lo Stato aveva dichiarato di «notevole interesse pubblico» la riva del Mincio. Ora sono a disposizione gli strumenti legislativi per salvare il Mincio ed il suo ambiente anche se molto dipende dalla qualità dell'acqua, compito questo che la legge del Parco non prevede espressamente ma che rimane di competenza regionale ed è legata, oltre alle situazioni locali, agli scarichi dal Garda, quando il maxi¬depuratore di Peschiera sarà entrato completamente in funzione, «lavorando» i liquami in una quantità che viene ritenuta pari a quella d'una città di oltre mezzo milione di abitanti. Il recente raid naturalistico, che l' Ente provinciale per il Turismo ha promosso e l' ICIP reso concretamente possibile, ha consentito di compilare una cartella clinica dalla quale risulta un fiume ancora in buona salute ma sempre più esposto al pericolo di ammalarsi seriamente, specie per i laghi di Mantova ed il basso corso. Altro problema-chiave resta quello delle portate: il livello del Garda viene regolato per legge, con possibilità di escursioni entro limiti ben precisi per mettere d'accordo le esigenze egualmente legittime dei rivieraschi, degli agricoltori che devono irrigare, della città di Mantova che non può essere circondata da una palude inquinata. Sia pure incidentalmente, se n'è parlato nella manifestazione «Garda '86», svoltasi il 10 marzo a Desenzano anche per celebrare i 30 anni della Comunità del Garda. Il neo-nato Consorzio del Parco potrà stabilire utili contatti con la Comunità ed anzi, entrare a far parte dello stesso organismo collegiale degli Enti benacensi. Il turismo gardesano ha bisogno di allargare il discorso all'entroterra, per arricchire la sua proposta: il Parco del Mincio può rappresentare una soluzione di molto fascino, con la collina morenica dell'alto corso, con le canne, il carice, l'ambiente vallivo di Rivalta, con il Bosco Fontana e il Parco delle Bertone, con la Mantova gonzaghesca e teresiana, con i fiori di Loto, la navigazione. E poi il patrimonio di memorie del Risorgimento italiano, delle grandi battaglie (Solferino, Cavriana, Volta, Goito) delle testimonianze storiche tirolesi (Andreas Hofer). Poi l' enogastronomia nelle sue varie accezioni (cucina mantovana, risotti della Sinistra Mincio, vini della Collina a DOC e non) l'artigianato, lo shopping, le possibilità di jogging e di birdwatching. La stretta alleanza Garda-Mincio può felicemente realizzarsi, ce ne sono tutti i motivi.

di RENZO DALL' ARA



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