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Loto è bello... ed anche fotogenico

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2019


Finalmente il fior di loto può contare su un'immagine «ufficiale», autorevole e di grande suggestione: l'ha realizzata Amo Hammacher su commissione dell' Ept che poi ne ha fatto un manifesto. Ce ne parla Carlo Micheli, operatore culturale di Palazzo Te.

Da tempo Mantova era alla ricerca di un simbolo, di un elemento caratterizzante. Un 'immagine in grado di rendere immediatamente riconoscibile la nostra città attraverso una semplice associazione di idee. Non me ne voglia il buon Virgilio che occhieggia, variamente bardato, dal quartino superiore sinistro dello stemma comunale: nessuno 10 vuole sloggiare di li! Tuttavia, quella strana e particolarissima industria che è il turismo, ha delle continue esigenze di rinnovamento e spesso basa la propria fortuna sulla individuazione di un «marchio» azzeccato, che sintetizzi le sue caratteristiche e peculiarità. Non si creda che sia poi cosi facile giungere a questa individuazione. Il problema va innanzitutto considerato nel rispetto di quelle tradizioni di cultura e di civiltà che caratterizzano da sempre la nostra città, pur tenendo presente che ciò che siamo portati a considerare come simbolo di mantovanità, spesso non rappresenta altro che la consuetudine, unita ad un pizzico di campanilismo. Così la «Tor dal Sucar», tanto cara ai mantovani, non pare in grado di rivaleggiare con Campanili Pendenti, Arene o Moli Antonelliane; e d'altra parte il «trigol» è in via di estinzione e i pochi esemplari che vanno sconsolatamente alla deriva sulle non più limpide acque dei nostri laghi, vengono essiccati e tramutati in ciondoli per portachiavi. Eppure, quasi a testimonianza di una secolare tradizione lacustre, la soluzione galleggia, da alcuni decenni, proprio sotto i nostri occhi. Alla valorizzazione del fior di loto ci si pensa da tempo, ma è soltanto dallo scorso anno che l’ Assessorato Provinciale al Turismo e l' EPT di Mantova hanno dato il via ad una serie di interessanti manifestazioni denominate «Mantova e il loto ¬occasioni di musica e danza». Si trattava di spettacoli ali 'aperto tenuti in quattro importanti località turistiche del Garda e a Montecampione. A seguito delle esecuzioni dell' Orchestra da camera di Mantova e delle esibizioni del gruppo di danza «Vanna Mantovani», le stesse danzatrici porgevano agli spettatori centinaia di fiori di loto, quali simbolo delle bellezze e dell' ospitalità della nostra città. La qualità della manifestazione, unitamente ad una capillare distribuzione di migliaia di locandine e cartoline raffiguranti il loto, si è rivelata una promozione davvero efficace, anche se l'obiettivo primario era e rimane quello di organizzare una grande festa sulle rive del nostro lago. Quest'idea, riemersa in occasione del gemellaggio tra Mantova e Merano, quest'anno dovrebbe finalmente concretizzarsi. A testimonianza di questa volontà di valorizzare il loto, l'EPT ha incaricato il grande fotografo Arno Hammacher di progettare un manifesto che divenisse al contempo un invito rivolto ai turisti e un 'immagine da associare alla nostra città. Stampato dalla Publi-Paolini con la supervisione del fotografo olandese, il manifesto del loto è stato recentemente presentato a villa Schiarino Lena ai numerosi operatori del settore convenuti per la presentazione dell' Agriturismo nella nostra provincia. «La foto di un fiore» ci ha detto Arno Hammacher «è sempre difficilissima. Si rischia la banalità, il Kitch.» Mi pare di poter dire che la proposta dell' «Olandese Volante», ottenuta con due sovrapposizioni, abbia brillantemente evitato questa trappola. Si tratta infatti di una soluzione di grande raffinatezza tecnica e contenutistica: il loto, carezzato da una mano, non assurge a vuoto simbolo di bellezza, ma rimane «splendidamente» fiore, delicata e generosa offerta di una terra che sembra, grazie alla felice sovrapposizione delle immagini, nascere dall'acqua stessa. Mantova ha dunque un nuovo simbolo, un motivo in più per proporsi come prestigiosa meta di un turismo alla costante ricerca di motivazioni culturali di crescente qualità.

di CARLO MICHELI



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