vai ai contenuti

Provincia di Mantova - Portale sul Turismo a Mantova

Home | Benvenuti | Rubriche | Crea il tuo viaggio | Cosa Fare | Vivere Mantova Dimensione Carattere: A | A | A
Home   >   Articoli

Ricerca

Data
Date
Date

Seguici su ...

Visit Mantova

Comunica con noi


Call center tel. +39 0376 432 432


info@turismo.mantova.it



HTML 4.01 Strict Valido!   CSS Valido!   Logo attestante il superamento, ai sensi della Legge n. 4-2004, della verifica tecnica di accessibilita'.

Non c' è niente da ridere

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2017


Che senso ha, a distanza di un mese, tornare a parlare di carnevale? Innanzi tutto c'è la necessità di conoscere, attraverso la ricostruzione storica di Sergio Farina (giovane laureato e collaboratore dell'Ept), le fasi che hanno trasformato nei secoli la festa più magica dell'anno. Quindi il bisogno di coglierne il valore sociale e rituale.

Carnevale: la parola assume un significato di divertimento, di spensieratezza, di pausa scherzosa e godereccia; eppure il periodo dell' anno che ci lasciamo alle spalle ha sempre avuto, almeno fino a quando non è intervenuta la civiltà industriale a vanificare il senso profondo e arcano delle feste calendariali, il carattere quasi «religioso» del rito. Infatti, quando ancora, nella cultura contadina, I 'inverno era la stagione in cui si dovevano razionare le scorte di cibo in attesa dei primi frutti dei campi, Carnevale era un momento magico, la concretizzazione di un 'utopia sempre viva nell' «imagerie» popolare: periodo della soddisfazione (anche se periodica) degli istinti primigeni (il cibo, il sesso, la violenza); periodo di realizzazione di un «mondo alla rovescia», di entrata in un paese di Cuccagna, dove, come si legge nelle antiche stampe popolari, «chi men lavora più guadagna». Gli elementi rituali di questa festa dell' effimero e dell' immaginario collettivo si sono persi, dopo secoli di tenace sopravvivenza, non appena la civiltà dell 'industria ha riscattato l’ uomo dalla sua dipendenza dal ritmo ciclico delle stagioni, dalla paura della carestia e delle tempeste che rovinano il raccolto: il Carnevale che è rimasto oggi all' uomo moderno ha il sapore di una festa artefatta, costruita per divertire o per recuperare un patrimonio folclorico (è il caso delle molte rievocazioni storiche di Carnevali antichi), alla quale tuttavia rimane estraneo il primitivo senso rituale. Proprio questo carattere rituale del Carnevale agricolo popolare appare evidente nella data della festa, legata al ciclo della luna (l'ultima luna nuova d'inverno determina l'entrata nell'universo carnevalesco, ed è nota I 'importanza, per la cultura agricola, dell' influsso della luna sulla vita animale e vegetale) e nei molti simboli che vengono messi in campo durante il Carnevale: i più svariati simboli sessuali; il fantoccio che viene bruciato dopo aver preso su di sè il male e le lordure della comunità, che così resta lavata, purificata da questo «sacrificio»; le molte feste religiose concentrate in questo periodo: Sant' Antonio, protettore degli animali domestici, Sant' Agata, protettrice delle mammelle delle mucche, e delle nutrici; Santa Brigitta, forse una cristianizzazione della festa, celebrata il 10 febbraio, in onore della dea celtica Bridget, che annunciava la Primavera. È evidente quindi che questo rito carnevalesco era rito di propiziazione della fecondità degli animali e della fertilità dei campi, rito che celebrava la fine dell 'inverno e 1 'inizio delle speranze primaverili. Questa concezione magico-rituale subisce un primo duro attacco con la comparsa delle Signorie, che innescano un processo di sostanziale modificazione del senso della festa. A Mantova, ad esempio, i Gonzaga eliminano progressivamente tutta la simbologia di propiziazione della fecondità del Carnevale popolare, per sostituirla con una serie di allegorie mitologiche, il cui percorso comunicativo è più prevedibile, quindi più facilmente pilotabile. La festa carnevalesca, da rito, diventa spettacolo: si assiste così ad una separazione netta fra attori e spettatori del Carnevale, si perde l' abitudine alla partecipazione collettiva alI 'azione rituale, perchè la festa viene gestita da pochi «professionisti» che agiscono secondo un copione prestabilito e con intenti celebrativi. I principali spettacoli del Carnevale gonzaghesco sono infatti commedie, giostre e danze mascherate, che vengono messe in scena con 1 'intenzionalità ben precisa di sottolineare la magnanimità e la «magnificentia» del Signore della città, e di esaltare la potenza e lo splendore delia famiglia regnante. Ispirandosi, in buona parte, alla mitologia classica, le rappresentazioni teatrali suggeriscono arditi paralleli fra gli dei e i Gonzaga; facendo scendere in lizza eccellenti cavalieri, vestiti con sontuosi costumi, le giostre d'armi, fortemente teatralizzate, dimostrano il valore e le virtù dei nobili mantovani; inserendo elaborate allegorie nelle danze mascherate, coreografi e scenografi ducali celebrano la raffinatezza della Corte gonzaghesca. Il popolo intanto assiste, quasi sempre come spettatore, lasciandosi conquistare dalla dimensione ludica ed estetizzante di questo Carnevale, ma perdendo a poco a poco coscienza del valore primitivo di una festa nata al suo interno. Questa eredità rinascimentale del Carnevale impostato sui modelli di un' azione teatralizzata, sposandosi con l' appiattimento, prodotto dalla civiltà industriale, del concetto magico-rituale di festa agricola legata al calendario e alle stagioni, ha dato vita al Carnevale moderno, che si configura così non tanto come una festa celebrata da una collettività omogenea (condizione necessaria dell'azione rituale), quanto piuttosto come vera e propria attrazione turistica. SERGIO FARINA ALL FOOLS' DAY di RITA CASTAGNA Una curiosità che hanno molti è quella di sapere l'origine dello scherzo del «primo d'aprile». In altre parole: perchè «il pesce» ? «Il primo d' Aprile, come molti hanno detto, si chiama il giorno del matto perfetto. Nè io, nè voi sapremo scoprire perchè così dobbiamo dire.» La semplice filastrocca di intonazione popolare si riferisce alla bizzarra festività che cade il 10 d'aprile, chiamata nei paesi di lingua sassone: «All Fools' Day», il giorno dei Pazzi. In questo giorno uomini, donne e ragazzi inventano scherzi spiritosi e innocui ai danni di persone soprannominate «ApriI Fools», i pazzi d 'aprile. Il tutto nacque quando, nel 1564, Carlo IX di Valois adottò un calendario riformato e con lui la Francia, prima fra le nazioni d 'Europa. Secondo la riforma, le celebrazioni dell'anno nuovo avevano inizio il 21 marzo e terminavano il 10 aprile. Più tardi Capodanno venne spostato al 10 gennaio, ma alcuni conservatori, per nulla amanti delle novità, continuarono a festeggiarlo il 10 d'aprile. La cosa sembrò bizzarra alla maggioranza che iniziò a deridere i pochi tradizionalisti, additandoli come i pazzi d'aprile. L 'abitudine di giocare scherzi a parenti e amici proprio in quella data si sparse con la rapidità di un'epidemia in tutta la Francia, estendendosi ad altri paesi. In Inghilterra, ad esempio, era già in gran voga nel '600. L 'innocente pesciolino di carta, che si appende alle terga del malcapitato «pazzo d 'aprile», deriva dall' abitudine dei francesi di chiamare la vittima di turno «il pesce d ' aprile».

di SERGIO FARINA



Giudizio
Non è stata raggiunta la quantità minima di voti
Vuoi essere il primo a votare questo articolo? Effettua il login oppure registrati per poter esprimere il tuo giudizio. Di la tua!

Ricerca Alloggi

 
Itinerari
Area protetta

Le aree protette
I profili dolcissimi di colline piene di storia, pianure dipinte con un ...

Foce Mincio, tramonto e bici

Mantova e i suoi fiumi
L’acqua è elemento caratterizzante del territorio mantovano.

RIS_San Benedetto Po, abbazia polironiana

Ora et Labora
"Montecassino del Nord", "Cluny lombarda": due modi per definire lo ...

Crea il tuo viaggio

Image01

Crea il tuo viaggio

Home | Ricerca | Contatti | Come Arrivare | Numeri utili | Accessibilità | MANTOVA, ... da amare, da scoprire!