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Barista fa Rima con Autonomista

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2018


Andreas Hofer, capo degli insorti tirolesi, nativo della Val Passiria, combattente contro i francesi nel Tirolo e ad lnnsbruck, guidò la rivolta de11809. Venne fucilato a Mantova il 20 febbraio 1810; il suo corpo ora riposa, dopo varie vicissitudini, in una chiesa di lnnsbruck. Sulle vicende storiche che lo videro protagonista ecco una nota di Walter Doni, Procuratore della Repubblica e studioso di storia del Risorgimento. Quando Mantova si accingeva a diventare «Città del Risorgimento Italiano» vi comparve uno straordinario personaggio del Tirolo . Fu una presenza breve e tragica, che si concluse con la fucilazione del personaggio nel forte della Cittadella presso Mantova. Per uno strano destino della storia, quel personaggio ha conservato una vitalità soprendente, giungendo fino a noi, nonostante le successive appassionanti vicende che ci hanno coinvolto, come sublime esempio di completa dedizione alla propria terra e al proprio popolo. Nell' Archivio di Stato di Mantova un solo documento parla di lui: è il «Bullettino del Dipartimento del Mincio»; si tratta di un «diario» giornaliero compilato per conto della Prefettura del Dipartimento ¬Sezione Polizia; una sorta di «mattinale» con la sintesi dei fatti accaduti nelle 24 ore da sottoporre alla valutazione delle Autorità di polizia. «Mantova 7 febbraio 1810. Il giorno 5 fu qui tradotto sotto scorta dalla Reale Gendarmeria e Dragoni il noto Andrea Hoffer chiamato Barbon, capo degli insorgenti tirolesi e rinchiuso, per ordine del R. Comandante la Piazza, alle Carceri Militari della Cittadella di Porto». Ma chi era costui ? . . . Era uno che aveva dato del filo da torcere ai Francesi nel Tirolo e ad Innsbruck. Nato a Sand in vaI Passiria nel 1767, figlio di locandiere deputato al Parlamento Tirolese, gestiva un'osteria a Maso della Rena sempre in vaI Passiria, oggi in provincia di Bolzano. Lassù a Maso della Rena è conservata la sua casa con ricordi e cimeli e c'è una cappella che porta il suo nome con affreschi relativi all' insurrezione tirolese del 1809 da lui guidata. La pace di Presburgo, firmata il 26 dicembre 1805 fra il vincitore di Austerlitz, Napoleone Bonaparte e lo sconfitto imperatore d' Austria Francesco Il aveva, fra l'altro, tolto all' Austria il Tirolo che era stato assegnato alla Baviera. I Tirolesi, che avevano un forte spirito di autonomia, mal si rassegnarono all 'idea di diventare dei provinciali bavaresi ed insorsero, con focolai di guerriglie, che si innestarono in quel generale movimento di ribellione all' egemonia napoleonica in Europa e di cui c'erano segni palesi in Spagna, in Germania, in Polonia ed anche in Italia. Nel Tirolo il tradizionale attaccamento dei montanari al patrimonio spirituale, etnico, religioso della propria terra mal si conciliava con la presenza dei soldati francesi che importavano le idee della rivoluzione francese che, agli abitanti delle montagne tirolesi, sembravano demoniache. L' Austria, che fino allora aveva oculatamente rispettato la tendenza dei tirolesi alI 'autonomia, sfruttò quel filone tradizionale, favorito dal clero, dalla nobiltà rurale e dalle classi contadine, anche se mosso più da rivendicazioni di autonomia che da lealismo asburgico ed alimentò l 'insurrezione antibavarese, guidata dall'oste Andrea Hofer, il quale, eletto ad Innsbruck liberata capo delle forze insorte, godeva vasta popolarità per il coraggio, la forza fisica, 1 'ardimento e le idee di cui era permeato. Dapprima la lotta fu favorevole agli insorti. Vi furono vittorie: i francesi e i bavaresi si ritirarono,l'imperatore d' Austria Francesco II mandò eserciti a sostegno dell' insurrezione che si estese al Trentino, ma la vittoria di Napoleone a Wagram (5-6 luglio 1809) contro la quinta coalizione agli ordini dell'arciduca Carlo, fece cadere il Tirolo ancora nelle mani dei francesi. I Tirolesi non si diedero per vinti; si riaccese aspra la lotta anche in campo aperto, audacemente condotta da Andrea Hofer che sconfisse sul monte Isel presso Innsbruck il generale francese Pierre Lefebvre. Questi dovette abbandonare, con i suoi soldati franco-bavaresi, Innsbruck, che venne così liberata dagli insorti (18 agosto 1809). Sopraggiunse tuttavia la pace di Vienna (14/lO/1809); l' Austria dovette cedere Salisburgo alla Baviera che, a sua volta, cedette al Regno Italico il Trentino e la parte meridionale dell' Alto Adige con Bolzano e Merano . Hofer avrebbe dovuto deporre le armi. Un proclama del Vicerè Eugenio del 25 ottobre 1809 esortò i ribelli a cessare la lotta in base all'art. 10 del trattato di Vienna e il 12 novembre successivo lo stesso Vicerè promulgò da Bressanone un bando per il quale chiunque fosse stato colto in Tirolo con le armi in mano cinque giorni dopo la pubblicazione del bando sarebbe stato arrestato e fucilato. Ma Hofer non si diede per vinto. Il 14 novembre emanò da S. Leonardo in Passiria un controproclama con il quale incitava i Tirolesi a riprendere con maggior energia la lotta ed a cacciare i francesi. Ma, come spesso suole accadere in simili frangenti, l' Austria non mandò i promessi aiuti e molti insorti tirolesi, approfittando dei cinque giorni di clemenza concessi dal vicerè Eugenio, il quale era altresì largo di salvacondotti, ripararono con regolari passaporti in Austria. Così Andrea Hofer, rimasto solo, fu costretto a nascondersi, nel cuore dell'inverno, fra i suoi monti, in attesa di momenti più propizi. Ma i francesi fecero di tutto per scovarlo; il generale Huart mise una taglia su di lui di ben 1500 fiorini. Allettato dalla taglia, un giramondo mendicante guidò i soldati francesi nel nascondiglio di Hofer, a maso Pfandler, oggi capanna Hofer a metri 1500 di altitudine, posta a due ore di cammino da S. Martino in Passiria. Fu catturato il 27 gennaio 1810, insieme a sua moglie, al figlio Giovanni, al fedele compagno Gaetano Sweth. Nella stalla del maso i francesi trovarono due pistole ed una spada. La scoperta delle armi servirà di pretesto per la condanna a morte dell' Hofer , reo di aver violato il bando del vicerè Eugenio . Tradotto a Merano, fu ivi interrogato dal generale Huart e a Bolzano dal generale Baraguay d' Illier. Ammise di aver diretto l 'insurrezione, ma prima della pace di Vienna e col beneplacito dell' imperatore d' Austria. . . Se aveva mancato fede «ai suoi ripetuti atti di sottomissione, ciò aveva fatto a causa delle pressioni e minacce di coloro che gli erano attorno e non per sua volontà» . Il 5 febbraio, come già s'è visto, arriva a Mantova sotto buona scorta ed è imprigionato in Cittadella nella Torre del Vaso, insieme al fedele Sweth. Spira tuttavia aria d 'indulgenza:l 'insurrezione è stroncata, la maggior parte degli insorti sono riparati in Austria, l' Austria ha abbandonato Hofer ed ha cessato di fomentare la rivolta; per di più sono prossime le nozze fra Maria Luisa d' Austria e Napoleone; lo stesso imperatore Francesco si è mosso per suggerire un atto di clemenza; il Vicerè Eugenio e vari generali francesi consigliano Napoleone di salvare la testa di Hofer. Ma Napoleone, dopo cinque giorni dall'arrivo di Hofer a Mantova manda da Parigi un messaggio al vicerè Eugenio Beaurnhais che non consente alternative: «Figlio mio, vi avevo incaricato di far venire Hofer a Parigi, ma dal momento che egli si trova a Mantova, mandate l'ordine di costituire sul campo una commissione militare per giudicarlo e fucilarlo sul posto e che tutto questo avvenga in ventiquattro ore» . Gli ordini erano chiari; il conte Vignalle, generale di divisione capo di Stato Maggiore dell' Armata d'Italia, formò la commissione militare composta da sei giudici militari, presieduta da Forestier , aiutante Comandante, Barone dell'Impero, Ufficiale della Legion d'Onore; relatore fu Brulon capitano dello Stato Maggiore Generale, interprete il capitano Vanderer del Dipartimento del Mincio, cancelliere il sottufficiale Isnard. Due erano i capi di accusa: 1) aver ripreso le armi come capo e aver nuovamente eccitato gli abitanti del Tirolo alla rivolta, dopo il perdono accordato dal proclama del 25 ottobre e l'ordine del 12 novembre del Vicerè Eugenio; 2) esser stato colto nella notte fra il 26 e il 27 gennaio in una stalla situata in cima al Passeyre in Tirolo con un paio di pistole ed una spada. La sanzione per entrambe le imputazioni è la morte. La prima di esse in base al codice penale militare promulgato il 6 ottobre 1791, la seconda in forza del bando del vicerè Eugenio emanato il 12 novembre 1809. I mantovani peroravano invece grazia per Hofer; lo andarono a trovare in carcere e fecero una sottoscrizione raccogliendo ben 5.000 scudi che offrirono al comandante della Piazza generale Bisson per il riscatto di Hofer e di Sweth. Ma tutto questo fu vano; il 19 febbraio 1810 si riunì la Commissione militare in Palazzo d' Arco. Erano le tre pomeridiane; in mattinata il relatore Brulon aveva notificato all' avvocato mantovano Gioacchino Basevi la nomina a difensore officioso dell' Hofer conferitagli dalla Commissione militare. L 'avvocato Basevi si recò a Palazzo d' Arco per prendere visione delle carte processuali ed assistere l'imputato. Ci ha lasciato un diario con la narrazione dei fatti ai quali egli prese parte. Negli atti non c'era alcun interrogatorio; c'erano rapporti di comandanti militari sulla situazione in Tirolo, sull'amnistia concessa agli insorti tirolesi dal vicerè (il proclama del 25 ottobre e il bando del 12 novembre), sull'arresto di Hofer. Quando Hofer fu condotto davanti alla Commissione, l' avvocato Basevi ebbe un colloquio preliminare con lui. Hofer gli disse che non «aveva combattuto di persona» ed ammise di aver «dato unicamente alcuni ordini nelle ultime fazioni; al che se avesse voluto sottrarsi sarebbe stato fatto in pezzi dai suoi partigiani. In quanto al modo con cui era stato fatto prigioniero, mi fece sapere che era stato scoperto e preso in una sommità quasi inaccessibile, ove stava solo con un fucile per difendersi dai lupi». Dopo il colloquio, l'avvocato Basevi impostò la difesa e sostenne che non era stata raggiunta prova nè attraverso i rapporti militari, nè dalle dichiarazioni dell' imputato che costui, dopo l'amnistia (bando del 12 novembre 1809) avesse combattuto. Chiese tempo per presentare testimoni che «attestassero a suo favore anche sull' impossibilità in cui era di restare del tutto straniero a ciò che si faceva intorno a lui senza essere trucidato». Circa l'arresto, l'avvocato Basevi sostenne che Hofer non era stato colto con le armi in mano e quindi non aveva disubbidito al bando del 12 novembre 1809. L 'appassionata difesa, intessuta su una sorta di stato di necessità per quanto riguardava l' aver proseguito nella lotta dopo la pace di Vienna e sulla inesistenza della violazione del bando del 12 novembre, lasciò indifferenti i giudici che avevano fretta. L 'avvocato Basevi non conosceva il drastico messaggio mandato da Napoleone al vicerè Beaurnhais . Dopo l'arringa dell'avvocato Basevi Andrea Hofer viene tradotto in carcere. La Commissione si trattiene nelle sale del Palazzo d' Arco per decidere. Il presidente raccoglie i voti; tutti i giudici si pronunciano per la pena di morte. La sentenza è dunque di morte che dovrà essere eseguita a cura del relatore capitano Brulon entro 24 ore. Nelle prime ore del mattino seguente 20 febbraio 1810 la sentenza viene notificata al condannato Hofer, nella prigione della Cittadella dove stava aspettando il verdetto. In sentenza è descritta la figura di Hofer detto Barbon: dell'età di anni 44 circa, statura 5 piedi e 8 pollici, di faccia ovale, rosacea, bitorzoluta, fronte scoperta, occhi, capelli, sopracciglie neri e lunga barba al mento. Hofer, dalla notifica della sentenza, ha le ore contate; scrive al fratello, saluta Sweth che resta in carcere, saluta gli altri detenuti delle «case matte di Porto Mulina». Verso le II di quel mattino viene accompagnato in un prato sotto il bastione di sinistra dell' odierna Porta Giulia; lo assistono il parroco di S. Michele don Alessandro Borghi e il prevosto di S. Barbara don Giovanni Battista Manifesti. È pronto il plotone di esecuzione agli ordini del capitano relatore Brulon. L 'avvocato Basevi non ha avuto il coraggio di stargli vicino; 1 'ha seguito piangendo confuso fra la folla che si accalcava per le strade. Quando sente la tremenda, feroce scarica di fucileria rabbrividisce e gli si stringe il cuore. La folla era tanta - scrisse - ed era «commossa da tanta sincera emozione e tanta indignazione». Nella Gazzetta di Mantova del 27 febbraio 1810 uscì la notizia della fucilazione di Andrea Hofer. Sono poche frasi scarne ed asettiche: «Il nominato Andrea Hofer, detto Barbone, famoso durante le guerre e le calamità che hanno desolato il Tirolo, che era stato qui tradotto fino dal giorno 5 corrente, è stato giudicato da una commissione militare e condannato, come capo di ribellione, alla pena di morte. La sentenza fu eseguita il giorno 20 verso le ore 12 meridiane alla presenza di un numeroso popolo spettatore» . Il Bullettino del Dipartimento del Mincio registrava sotto la data del 21 febbraio 1810: «Una commissione militare, unitasi nel giorno 19 corrente, ha condannato a morte Andrea Hoffer detto Barbon, capo degli insorgenti tirolesi, che era detenuto in queste Carceri Militari. Ieri ebbe luogo l' esecuzione della sentenza e venne fucilato nell 'interno della fortificazione di questa Cittadella». Il corpo di Hofer ebbe varie vicissitudini. Dopo la fucilazione la salma fu portata nella chiesa di S. Michele in Cittadella (ora scomparsa) e, dopo l'ufficio funebre, sepolta nel giardino. I resti furono riesumati nel 1823 durante il periodo della sudditanza austriaca da cinque ufficiali austriaci che imposero all' allora parroco don Antonio Boschi di indicare il luogo della sepoltura. Collocati in una cassetta, i resti furono trasportati a Bolzano e di lì ad Innsbruck dove rimasero in un convento fino alla traslazione nella chiesa di S. Francesco di quella città: I'HofKirche, ove tuttora riposano. A Mantova fu collocato un cippo fuori porta Giulia, in memoria di Andrea Hofer, all' incirca nel luogo del supplizio. Ma neppure il cippo ha avuto pace; negli anni caldi della questione alto-atesina fu fatto saltare in aria con esplosivo. Oggi il monumento è stato rifatto e circondato da un parco delle rimembranze a cura della provincia autonoma di Bolzano, del Governo regionale del Tirolo e del Comune di Mantova. Ma anche il piccolo antico monumento è stato sempre curato con rispetto e amore dai discendenti di quei mantovani che raccolsero 5.000 fiorini per il riscatto di Hofer , il barbone, l'oste guerriero, il combattente per la libertà della propria terra, umile eroe da ballata popolare, la cui grandezza si sublima nella continuità del ricordo esemplare che ad onta dei pochi e scarni documenti rimasti in Mantova a testimoniare il suo sacrificio e dei tragici avvenimenti che seguirono in Mantova dopo quella fucilazione, vive nei posteri anche oltralpe ed offre suggestivo sprone per un 'intesa solidale e moderna fra il suo popolo e Mantova. Si disse che quando nacque apparve a Sand sopra la sua casa un 'immagine luminosa a forma di fucile. Ancora oggi giochi di nuvole rossastre e abbagliate dal sole fanno corona dal cielo sulla terra dove morì e. dove nacque la sua leggendaria figura.

Di WALTER BONI



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