vai ai contenuti

Provincia di Mantova - Portale sul Turismo a Mantova

Home | Benvenuti | Rubriche | Crea il tuo viaggio | Cosa Fare | Vivere Mantova Dimensione Carattere: A | A | A
Home   >   Articoli

Ricerca

Data
Date
Date

Seguici su ...

Visit Mantova

Comunica con noi


Call center tel. +39 0376 432 432


info@turismo.mantova.it



HTML 4.01 Strict Valido!   CSS Valido!   Logo attestante il superamento, ai sensi della Legge n. 4-2004, della verifica tecnica di accessibilita'.

Preistoria nel Mantovano: il Fascino del Mistero

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2017


Raffaele De Marinis, ispettore della Soprintendenza archeologica della Lombardia, che negli ultimi anni ha seguito diversi scavi nella nostra provincia, inizia la sua collaborazione alla «Cervetta» descrivendo un'importante scoperta neolitica avvenuta a Casalmoro. Qui è affiorata una sepoltura con un cranio forato, segno di una probabile trapanazione. Accanto al mistero, l'interesse degli studiosi: è il primo rinvenimento del genere nell' Italia settentrionale.

La provincia di Mantova costituisce, nell' ambito dell' Italia settentrionale, una delle aree di più antico e denso insediamento umano a partire dall' età neolitica fino al termine dell ' età del Bronzo. Le culture preistoriche succedutesi nel Mantovano, da quella dei Vasi a bocca quadrata a quella di Remedello, da quella di Polada alla cultura palafitticola-terramaricola del Bronzo Medio e Tardo, hanno lasciato importanti testimonianze soprattutto per quanto riguarda abitati e tombe o necropoli. Negli ultimi quattro anni le scoperte archeologiche si sono succedute a un ritmo sempre più veloce e molte sono le novità di rilievo, in particolare per il periodo dell' espansione etrusca nella pianura padana nel V secolo a.C. Di alcune di queste scoperte parleremo nei prossimi numeri, seguendo un ordine di presentazione di carattere cronologico. In questo numero riferiamo sulle scoperte neolitiche di Casalmoro. A nord del paese di Casalmoro, in località S. Maria Segreta, presso il confine tra le province di Mantova e di Brescia, i lavori estrattivi in una cava di ghiaia hanno intaccato un sito archeologico di considerevole importanza. Il terreno della cava Vezzola-De Munari era un tempo una lieve culminazione, con andamento a piccoli dossi, che nel corso del '900 furono spianati per lavori agricoli. Successivamente fu impiantato un vigneto. L 'asportazione del terreno agrario per i recenti lavori estrattivi della cava insediatasi sul luogo, ha portato alla luce una serie di pozzetti e fosse di scarico di rifiuti pertinenti a un abitato del Bronzo Finale (XII¬XI secolo a.C.) e verso la strada che da S. Faustino conduce ad Acquafredda, una serie di sepolture altomedioevali allineate con orientamento est -ovest . Le operazioni di salvataggio del materiale archeologico sono state condotte dalla Soprintendenza Archeologica con la valida collaborazione del dr. Mino Perini (Museo Civico di Remedello), di alcuni appassionati locali e di un gruppo di studenti inglesi guidati dalla dr .ssa M. Hummler . Se la maggior parte dei ritrovamenti appartiene alla fine dell ' età del Bronzo, alcune delle scoperte di Casalmoro sono di età considerevolmente più antica, risalendo fino al Neolitico Inferiore, vale a dire al V millennio a.C., l' epoca dei primi agricoltori e allevatori di bestiame e della più antica colonizzazione della pianura padana. Le scoperte relative a questo periodo comprendono due pozzetti e due sepolture. I pozzetti, scavati nella ghiaia e di forma cilindro-conica, contenevano rifiuti con materiale disposto caoticamente: frammenti di ceramica, manufatti di selce scheggiata, qualche carbone e resti faunistici come ossa di bue, capra o pecora, maiale o cinghiale, cervo, capriolo, castoro, lepre e valve di molluschi del genere «Unio». L 'analisi tipologica dei manufatti, soprattutto dell 'industria litica, permette una datazione al Neolitico Inferiore. Dallo studio della fauna emerge il quadro di un 'incipiente economia di produzione del cibo e nello stesso tempo di un ambiente assai diverso da quello attuale: la pianura padana era allora ricoperta da un fitto manto forestale, costituito da querceto misto, intervallato da radure e praterie, con abbondanza di cervi, uri, cinghiali, caprioli. Ma 1 'aspetto più interessante delle scoperte neolitiche di Casalmoro è senza dubbio rappresentato dalle due sepolture venute alla luce nell 'aprile e nell ' otto bre 1980. La prima sepoltura fu purtroppo tagliata a metà dall'escavatore, per cui solo la parte superiore è stata rinvenuta in situ e non sappiamo quindi se lo scheletro fosse in posizione distesa o rannicchiata con le gambe flesse. La sepoltura era orientata con il capo in direzione est e il volto verso nord, il braccio destro sembra fosse disteso e quello sinistro era ripiegato ad angolo sul corpo. Il defunto era provvisto di un corredo comprendente quattro strumenti di selce scheggiata, tre di forma geometrica definiti come «romboidi» e uno definibile come «punta a dorso parziale» su lama, nel linguaggio delle classificazioni tipologiche. I manufatti, di fattura particolarmente accurata e ottenuti con la tecnica detta del microbulino (per cui conservano il «piquant trièdre» ), erano collocati a due a due lungo le braccia e certamente costituivano l'armatura di frecce. Questa di Casalmoro è finora 1 'unica sepoltura del Neolitico Inferiore scoperta a nord del Po . La seconda sepoltura è venuta alla luce a circa 47 m. ad est della prima ed ha potuto essere integralmente recuperata. A differenza della precedente, non aveva alcun oggetto di corredo, per cui la sua datazione rimane genericamente neolitica (V - IV millennio a.C.), ma il suo interesse si è subito rivelato eccezionale, poichè il cranio del defunto presentava un foro più o meno circolare lungo il parietale sinistro, segno di una probabile trapanazione cranica. Il soggetto, che sembra di sesso maschile, era stato sepolto in posizione rannicchiata, con il capo in direzione nord e rivolto verso ovest. La trapanazione cranica era praticata nella preistoria fin dall' epoca neolitica e se ne conoscono numerosi esempi soprattutto in Francia e in Germania. Questa pratica era ancora in uso in età tardo antica e alto medioevale presso le popolazioni barbariche (Germani, Slavi, Magiari). In Italia si conoscono già alcuni esempi scoperti in Toscana e nel Lazio, ma con la sepoltura di Casalmoro è la prima volta che si rinviene un possibile caso di trapanazione cranica nell' Italia settentrionale. Dobbiamo usare il condizionale, poichè solo dopo un' accurata analisi specialistica da parte di un paleopatologo sarà possibile stabilire se si tratta effettivamente di trapanazione o se invece il soggetto non abbia subito un trauma violento capace di asportare una porzione circolare della scatola cranica senza ulteriori fratture radiali (si potrebbe, per esempio, pensare a un violento colpo di mazza). Si potrebbe supporre che le trapanazioni fossero condotte solo su soggetti morti, per esempio allo scopo di ricavare delle rondelle craniche che poi erano usate come amuleti o pendagli di valore magico¬profilattico, tuttavia il formarsi in molti casi di una specie di callo cicatriziale in seguito a un processo di ricrescita dell' osso, dimostra che le trapanazioni erano eseguite su soggetti vivi, o per lo meno anche su soggetti vivi, che a volte riuscivano a sopravvivere alla tremenda operazione. Lo scheletro di Casalmoro non presenta queste tracce e quindi è certo che il soggetto è morto subito o poco dopo l' intervento . Il primo cranio trapanato fu scoperto nel 1863 a Cuzco nel Perù e venne studiato da Paul Broca, il maggior antropologo francese di quei tempi. Da allora le scoperte si sono moltiplicate ed oggi si conoscono quasi 400 casi in Europa, un centinaio nel Pacifico, soprattutto nella Melanesia, e quasi un migliaio in America, specialmente nel Perù. Gli esempi più antichi sono comunque quelli europei, che come abbiamo già detto risalgono fino al Neolitico. Perchè veniva attuata un' operazione tanto rischiosa ? Si trattava di una cerimonia di carattere magico oppure di un vero e proprio intervento a scopo terapeutico? Il fatto che una buona percentuale di soggetti sottoposti a trapanazione cranica presenti segni di malattie o di traumi che hanno lasciato tracce riscontrabili nel tessuto osseo, fa propendere per l'ipotesi che tale intervento fosse praticato su soggetti portatori di una qualche patologia, o vittime di traumi cranici. Come e con quali mezzi veniva eseguita un' operazione così difficile ? L 'esistenza di una chirurgia neolitica è veramente sorprendente, tanto più se si considera che spesso il soggetto sopravviveva, almeno per qualche tempo, il che implica un 'abilità operatoria eccezionale. Il chirurgo preistorico utilizzava un coltello di selce scheggiata, ricavato da una lama staccata da un nucleo, con il quale incideva il cuoio capelluto e tagliava l' osso cranico obliquamente per evitare di danneggiare la massa cerebrale. Un'operazione del genere poteva essere attuata solo in condizioni di narcosi profonda e dobbiamo quindi supporre che si conoscesse 1 'uso di una qualche droga vegetale in grado di procurare un simile effetto. Lo scheletro di Casalmoro è attualmente alI' Istituto di Antropologia dell 'Università di Pisa, dove sarà restaurato e studiato dall' antropologo prof. Francesco Mallegni. Lo studio attualmente in corso potrà darci informazioni sull' età, il sesso, la condizione patologica del soggetto e le tecniche impiegate per la eventuale trapanazione.

RAFFAELE DE MARINIS



Giudizio
Non è stata raggiunta la quantità minima di voti
Vuoi essere il primo a votare questo articolo? Effettua il login oppure registrati per poter esprimere il tuo giudizio. Di la tua!

Ricerca Alloggi

 
Itinerari
Foce Mincio, tramonto e bici

Mantova e i suoi fiumi
L’acqua è elemento caratterizzante del territorio mantovano.

RIS_San Benedetto Po, abbazia polironiana

Ora et Labora
"Montecassino del Nord", "Cluny lombarda": due modi per definire lo ...

Crea il tuo viaggio

Image01

Crea il tuo viaggio

Home | Ricerca | Contatti | Come Arrivare | Numeri utili | Accessibilità | MANTOVA, ... da amare, da scoprire!