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Burièl, che Passione

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2017


Giornalista, scrittore, Renzo Dall' Ara si diletta spesso a scrivere di tradizioni popolari, cose del passato, folklore e feste d'antiche origini. In questa nota ripercorre brevemente la storia del falò di campagna, più noto come burièl, tradizione viva e sentita nel Mantovano. Scopriamo la terra mantovana anche d'inverno. Con le nebbie che ovattano l'ambiente, con la galaverna che ricama di filigrana gli alberi. Proposta che potrà apparire singolare, insolita ma che forse proprio per questo risulterà anche di qualche attrattiva.

La Padania è trionfante in primavera con le prime fioriture o quando l'autunno illanguidisce i colori ma anche i mesi del freddo offrono occasioni per motivare un itinerario. E senza sci in spalla, certo, restando nell~ Bassa più bassa, tra Chiese e Oglio. E l'occidente della provincia, dove si può dire cominci la Lombardia perchè, prima, il discorso è diverso, più complesso fra presagi emiliani e sentori veneti. Incontreremo infatti nei primi giorni dell'anno una tradizione lombarda, antica nella sua matrice pagana, quella del fuoco purificatore e carico di significati rituali. È il «burièb) di Sorbara che viene acceso la sera del 17 gennaio. Ed altri «burièi)) fiammeggiano a Gazzoli, a San Pietro, borghi che, come Sorbara, fanno corona all'aristocratica Asola. Una parola come «burièb) stimola i solutori di problemi linguistici ma la ricerca è breve, siamo nella radice del latino «comburere)), da cui l'italiano comburante, insomma qualcosa che brucia. E come brucia. A Sorbara, 200 anime governate dal parroco don Mario Carpeggiani sono impegnati ad entrare in un -per ora ipotetico- ¬Guinness dei primati in tema di falò. Quanto poi all'etimologia di Sorbara, ci trovate disarmati nè abbiamo avuto soccorso nella Sorbara modenese , frazione di Bomporto, oasi di uno dei più celebri Lambruschi d'Emilia. Sia come sia, a 3 chilometri da Asola (la strada per Sorbara si stacca da quella per Casalromano e Isola Dovarese) la sera del 17 gennaio viene incendiata una costruzione di fascine, plateau, copertoni, paglia alta fino a 25 metri ed è uno spettacolo da Sabba bonario, casalingo senza demoni (per la presenza esorcizzante del reverendo ) e con una notevole carica di suggestioni. Le colline e le campagne della Lombardia divampano di falò la sera dell'Epifania, succede in tutta la Brianza, nel Bergamasco, nell' Alto Mantovano. Si «brucia la vecchia», simbolo di tutti i mali e si cercano interpretazioni bene auguranti dal fuoco. Sorbara invece accende il suo maxi-burièl in onore di Sant' Antonio Abate, il protettore degli animali, quindi di protagonisti della vita rurale importanti almeno quanto le persone. Tant'è vero che si benedicono le stalle e le porcilaie. Nella tradizione popolare mantovana, l'ascetico anacoreta della Tebaide è diventato «Sant' Antoni chisulèr» per un'altra sopravvivenza pagana: le famiglie infatti cuocevano sotto la cenere «al chisoel», fatto di farina bianca, acqua, sale e strutto e magari addolcito. Adesso è più facile comprarselo dal fornaio anche perchè la cenere, in un condominio, è problema insolubile. A muovere tutto il bailamme è la società sportiva di Sorbara ma chiaramente tutta la popolazione viene direttamente coinvolta prima per procurarsi un pioppo cipressino per l' «anima» del «burièl» e poi costruirlo. Perchè diventa come un colorito albero di Natale in ritardo, con appese le calze bianche dei bambini, palloncini multicolori, girandole e fuochi d'artificio. Capeggiati dal presidente Giuseppe Pedrazzi e con l'assistenza non solo spirituale del parroco, i sorbaresi lavorano tutti e così, intorno alle 20 del 17 gennaio il falò sarà pronto. Ad accenderlo sarà una processione di bambini e bambine, in costume da contadinelli ottocenteschi, con le loro fiammelle. Tutti gli occhi sono puntati sulla «vecchia», issata in cima al «buriè1», sotto un ombrello. Se brucerà, cadendo non sarà una buona annata. Se invece rimarrà in piedi, i presagi saranno favorevoli. Il responso viene tratto da migliaia di persone, mentre la banda intona allegre marcette e, con solido pragmatismo, le braci del falò vengono sfruttate per arrostire salamine e abbrustolire polenta. Il vino buono spegne poi altri fuochi ed ecco spiegato perchè il «buriè1» si accende con qualsiasi tempo. Da quanti anni la tradizione di Sant' Antonio si ripete? Alcide Azzoni, acuto indagatore del costume asolano, cita un conte Paolo Tosio (1773-1843) che per vedere debellata un'epidemia di quel male della pelle che si chiama «fuoco di Sant' Antonio», offrì un quadro alla chiesa e invitò i contadini a festeggiare con un falò «il più alto possibile». In cambio del lavoro del «buriè1», il conte faceva distribuire il «chisoe1», pan biscotto e vino. Il «buriè1» è sempre stato acceso,ricorda Azzoni, anche in anni di peggior carestia, magari solo con tutoli di granturco e ramaglia. Visto come si profila nero i11983, andiamo tutti a Sorbara per constatare come si comporterà la vecchia. Invitando magari anche i nostri reggitori politici, chissà che possa servire.

RENZO DALL'ARA



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