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Un Museo per i Tesori della Diocesi

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2019


Con una mostra inaugurale, il 18 marzo prossimo apre il Museo Diocesano nell'antico chiostro di S. Agnese. Don Roberto Brunelli ha scritto questa breve nota per illustrarne il significato culturale e l'elevata attrattiva turistica. Mantova sta per dotarsi di una nuova attrattiva, che promette di essere tra le più rilevanti del suo pur cospicuo patrimonio turistico-culturale.

Per il 18 marzo prossimo, festa del patrono Sant' Anselmo, è annunciata l'apertura del Museo Diocesano. Allestito nell'antico chiostro di Sant' Agnese, esso raccoglie gran parte dei più preziosi tra gli oggetti dimessi dalla loro funzione liturgica nella Cattedrale, nella Basilica Palatina e nelle altre chiese della diocesi; quadri, statue, paramenti, oreficeria, miniature e così via: un tesoro incredibilmente sopravvissuto alle tormentate vicende storiche che hanno invece quasi spogliato di ogni arredo mobile il Palazzo Ducale, le altre dimore gonzaghesche e in genere gli edifici civili. Le opere raccolte nel Museo Diocesano restano così quasi sole a documentare la magnificenza per cui Mantova andò famosa specie nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Basti ricordare, in proposito, opere come il Messale di Barbara di Brandeburgo, uno dei più bei libri miniati che si conoscono, «firmato» da Belbello da Pavia e Gerolamo da Cremona; il gioiello in oro smalti e gemme con il monogramma del nome di Gesù, proveniente dalla Germania; i cofanetti in avorio d'arte araba; la gotica Madonna col Bambino in argento dorato, proveniente dalla Francia; la statua di San Giorgio eseguita da Pier Paolo Dalle Masegne per la facciata gotica della cattedrale; le sinopie del Mantegna e del Correggio per la facciata di Sant' Andrea; il reliquiario della Santa Croce, con smalti bizantini; l'urna di Santa Barbara, uno dei pezzi più ammirati alla recente mostra londinese «Splendours of the Gonzaga»; otto tra i più bei Bazzani. E l'elenco potrebbe continuare, per comprendere decine e decine di altre opere. Tra esse numerosi inediti, frutto di accurati recuperi e di recentissime scoperte, che riserveranno, pensiamo, gradite sorprese ai visitatori e denso materiale di studio per i ricercatori. Il Museo, che richiede ancora tempo per essere approntato nella sua forma definitiva, si apre con una mostra inaugurale in cui già ne è presentato il meglio, distribuito in tre sezioni. La prima è dedicata alle famose, rarissime armature quattro e cinquecentesche provenienti dal santuario di Santa Maria delle Grazie: un tesoro che da solo giustificherebbe una visita alla città dei Gonzaga. La seconda comprende una scelta esemplificativa dell'arte sacra a carattere popolare, con una serie di tavolette ex-voto che costituiscono altrettanti esempi della più autentica pittura naive. La terza ordina, in un fascinoso variare di generi epoche e stili, le altre opere, disposte in ordine cronologico: dopo un eccezionale reperto dell'anno 300, esse vanno dall'epoca longobarda al secolo scorso, offrendo così una viva documentazione della vicenda artistica mantovana in tutta la sua ampiezza. Nessun altro dei pur numerosi e splendidi monumenti cittadini è in grado di farlo: da qui un ulteriore motivo di richiamo per il Museo, che superando non lievi difficoltà la diocesi affianca alle altre sue istituzioni, già da tempo poste al servizio della crescita culturale della città e dei suoi visitatori.

di ROBERTO BRUNELLI



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