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Torna lo Straniero

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2019


Un bilancio consuntivo della stagione turistica estiva desunto dai dati «ufficiali» e dai commenti degli operatori che vivono da protagonisti la realtà turistica mantovana. L'indagine è curata da Adriano Amati, giornalista e funzionario dell'EPT. Comprende tra l'altro una riflessione su un fenomeno nuovo: l'intolleranza nei confronti dell'ospite straniero.

L'industria delle vacanze, o almeno quella ufficiale, chiude i battenti. l cinque mesi «di punta» , da maggio a settembre, che hanno svuotato le città e riempito le autostrade, le frontiere e le spiagge fino all'inverosimile, sono ormai un ricordo. Dal punto di vista psicologico il mese di ottobre è l'inizio di un nuovo anno di lavoro. È passato poco più (o poco meno) di un mese dal rientro dalle vacanze e già si comincia a pensare a cosa si farà quest'inverno, alla breve vacanza in montagna, all'attrezzatura da sci e via dicendo. Ovviamente chi potrà permetterselo. Gli esperti in materia dicono però che anche la settimana bianca diventerà di massa e che gli sport invernali sono ormai alla portata di tutti; a nostro avviso la cosa resta ancora da verificare soprattutto in considerazione del fatto che un numero sempre maggiore di persone rinuncia alle vacanze balneari o le riduce fortemente. Il turismo interno è chiaramente in frenata, sia come presenze sia come durata di soggiorno. Vi sono molte conferme a questo dato di crisi: una viene dalla Federpanificatori, cioè i produttori di pane, il miglior termometro delle presenze nelle grandi città. La domanda di pane, in questi mesi estivi, è stata sensibilmente superiore a quella degli anni passati. Si va da un minimo del 10% (Milano) fino ad un massimo del 30% in più (Torino), segno quindi che molta gente è rimasta in città. Qualcuno ha solo ridotto il periodo di permanenza fuori casa, molti hanno evitato del tutto una spesa destinata ad incidere non poco sul bilancio familiare. l grossi spostamenti, i chilometri di coda sulle autostrade, gli alberghi sempre più affollati allora a cosa sono dovuti? La risposta è semplice: agli stranieri, alla gran massa di nordeuropei che «bontà loro» hanno attuato la tanto sperata inversione di tendenza. Spagna e Grecia (negli anni passati le nostre concorrenti più forti) attraggono quanto l’ Italia ma, soprattutto dalla Germania, la scelta più significativa quest’ anno è caduta sul nostro Paese. Il rinnovato interesse nei nostri confronti è stato provocato anche da una favorevole campagna di stampa: « Tornate in Italia" titolava un autorevole settimanale tedesco facendo riferimento alla nostra nazionale di calcio ed alla simpatia del nostro Presidente. Tutto fa brodo e la cosa ha funzionato. In tutte le regioni il dato uniforme è stato il massiccio arrivo degli stranieri, un dato che sembra confermare la previsione compiuta all'inizio della stagione dal ministro Signorello che parlava di un superamento di «quota 1 00 milioni» per le presenze straniere con un afflusso di valuta di oltre 10.000 miliardi. Lo straniero è tornato a passare il Piave e tutti i valichi di frontiera, ma tornerà? L'estemporaneità del fenomeno della stagione turistica '82, seppur fuorviera di un notevole incremento di correnti turistiche internazionali, resta pur sempre un fatto fortuito e non programmato. A questo si aggiungano i numerosi colpi di coda della meteorologia degli anni '80 che in modo particolare quest'anno ha portato lo scompiglio nel nostro Paese: prima siccità e mancanza d'acqua potabile, poi nubifragi ed inondazioni nonché altre calamità naturali. Infine, ancora una volta, l'instabilità politica che ben sappiamo turba i nostri vicini d'Oltralpe quasi quanto un temporale, è tornata d'attualità. Se mancava qualcosa per intorbidire le speranze degli operatori turistici, ci hanno pensato gli scioperi nei principali aeroporti italiani. Verso la fine di luglio Fiumicino è stato sull'orlo del collasso totale. Siamo alle solite: per far bene i conti, un italiano deve necessariamente essere pessimista e critico, specie se questo connazionale si occupa di turismo. Qualcuno ha fatto anche notare che ormai il problema di un serio programma di gestione del traffico, nei mesi di luglio e agosto, è cosa ormai improcrastinabile. Venti chilometri di auto al valico di Tarvisio, sei chilometri al Brennero, tre a Pese (Trieste). Queste vacanze - dicono gli stranieri -, un fazzoletto di spiaggia o un cocuzzolo di montagna, sono da conquistare con fatica. Col sudore della fronte e delle mani aggrappate al volante. E con la paura di un tamponamento che spesso in autostrada diventa una trappola mortale. Con queste valutazioni si chiude la temporanea immigrazione turistica che per qualche mese ha fatto i conti con un'ltalia poliglotta e cambia¬valute che certamente, almeno per quanto riguarda le attrezzature ricettive e gli operatori turistici addetti all'ospitalità, è stata all'altezza della situazione. Il quadro comunque resta più complesso delle critiche spesso marginali e ottuse di chi crede di capire tutto di turismo; anche perche, come dicevamo all'inizio, il turismo è una «vera" industria e come tale va guidata e programmata con investimenti seri e puntuali e con leggi adeguate. Sole e spaghetti, dall'inizio degli anni '70, non bastano più.

di ADRIANO AMATI



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