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Tavola coi principi e col popolo

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2017


di Renzo Dall'Ara


"La vostra tavola è degna degli Splendori dei Gonzaga, anzi apre una bella competizione". Lo ha scritto un personaggio culturalmente di rilievo internazionale come Roy Strong, direttore del Victoria & Albert Museum di Londra ma è legittimo sottrarre il lusinghiero giudizio dall'ambito del fair-play per ritenerlo una valutazione critica, rafforzata da un coro di consensi nel quale la voce britannica non è certo quella solista. Mantova cioè dispone di una risorsa che nel discorso turistico sta acquistando crescente rilievo, certo molto maggiore di quanto, in anni passati, sia stato attribuito. Il fascino di una città… e di una terra sono legati alle arti maggiori, all'ambiente, alla natura ma il momento della civiltà della tavola, che si rivolge ad altre sensazioni, è altrettanto significativo come pennellata conclusiva del quadro.
Definisce la situazione una felicissima riflessione d'un operatore delle comunicazioni "storico" come Dino Villani: "Ho sempre sentito dire nel tal posto ho mangiato bene, molto meno ho dormito bene".
Partito dunque il primo, clamoroso messaggio mantovano il 23 settembre 1961 con l'ormai mitico pranzo mantegnesco al Te, opera di Angiolino Berti e di Giorgio Gioco, s'è ormai creata una letteratura e, con il 1981 i fragori mantegneschi si sono ripetuti e amplificati con il progresso dei mass-media. Notazione particolare nel compendio delle iniziative richiede il pranzo servito nel cuore della Reggia gonzaghesca a 1200 tra magistrati e avvocati come esempio - e ci rifacciamo ai giudizi altrui - di risultati qualitativi ottenuti dalla ristorazione collettiva. Poi la spedizione a Londra dei cuochi e gastronomi in sede di chiusura degli Splendori, e l… il contesto, indirettamente, s'è aperto su un crocevia del mondo come la megalopoli britannica in primis dovendo reggere il confronto con gli eterni "nemici" francesi. Altra occasione risonante la "prima" mantovana dello sceneggiato televisivo "Delitto di stato", per la particolare qualità dei commensali, prevalentemente personaggi di spettacolo e di lettere. Poi si sono moltiplicati i blitz di gruppo o singoli, al Festival nazionale della cucina come alla Vinitaly, ad Iseo per uno scambio con i rivieraschi come sul Garda. La grande cucina mantovana, quella dei principi, ha poi trovato un teatro con 20 milioni e più di spettatori partecipando a "Portobello" e si sa quale fenomeno di costume ormai sia diventata la trasmissione di Enzo Tortora.
Sta crescendo poi la presenza mantovana in iniziative di orizzonte nazionale come i ristoranti del Buon Ricordo (provincia più rappresentata con 5 insegne) o la Linea Italia. L 'Associazione mantovana cuochi e gastronomi è addirittura la più  numerosa della Lombardia ed è recente l'ingresso di una "firma" mantovana in un'altra catena, quella della piastrella-ricordo. Nei programmi più immediati spicca anzittutto la seconda edizione di un concorsospettacolo che ha già raccolto tantissima simpatia come la "Cipolla d'oro" di Sermide, quest'anno addirittura su scala regionale. Ambascierie mantovane dei cuochi andranno a Bibione, spiaggia dell'Alto Adriatico che sta intensificando i suoi rapporti con Mantova. Ed i bibionesi renderanno poi la visita. "A Mantova - ha proclamato un grosso personaggio che non nomino per allontanargli sospetti di complicità promozionali - è oggettivamente difficile, se non impossibile, trovare un posto nel quale si mangi male". Come decorazione sul campo è da medaglia d'oro ed è anche vero che il settore non è mai stato vivo e partecipante come ora. Per non cadere nell'idillio narcisistico, diciamo che la proposta mantovana a tavola è cordiale, solida, rassicurante. Ma un tocco di fantasia non guasterebbe. Ecco: ci manca qualche inveflzione dei cuochi e degli osti. L 'autocritica è momento di serietà, anche davantI ad un bilancio indubbiamente in chiaro.



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