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QUANDO LA CERVETTA ERA UNA CASA

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2017


di Ercolano Marani


Nell'estate del 1944, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento aereo distrusse una delle più significative testimonianze di arte e di storia esistenti nel centro di Mantova: la casa detta della Cervetta, sulla cui area oggi si trova la sede dell'Ente Provinciale per il Turismo.
L'edificio sciaguratamente colpito dalla barbarie della guerra era un documento di gentile architettura del tardo Quattrocento. Esso comprendeva otto archi del porticato che, fitto di negozi, aveva allora inizio contro il vestibolo della grande chiesa di Sant'Andrea e che, poi piegandosi, provvedeva come tutt'ora, lungo il fianco del tempio e oltre.
Di quegli archi, sei corrispondevano alla vera e propria struttura della preziosa casa, mentre altri due contrassegnavano a una dipendenza alquanto più bassa, la quale prolungava l'edificio in faccia all'ampio spazio della piazza delle Erbe e costituiva una sorta di innesto dell'edificio medesimo nella sequenza delle strette case successive.
La composizione architettonica della casa della Cervetta manifestava i caratteri dell'ultima fase dell'arte fancelliana. Li manifestava nella stesura delle superfici sfaccettate, nei rapporti con archi e finestre, nel disegno delle cornici, nel superiore coronamento a foggia di trabeazione da oculi. Abbiamo accennato alla sfaccettatura dell'estensione della casa. Questa era infatti anche un felice esempio di impiego di una serie di angoli ottusi nel paesaggio tra due piazze contigue e quindi la soluzione di un sottile problema di natura urbanistica, sentito ovviamente con spirito rinascimentale.


La Cervetta prima della guerra


La casa ricordava inoltre, col negozio di cui essa era fornita, l'attività plurisecolare di una rinomata spezieria o, come diremmo oggi, di una farmacia. Ne erano stati proprietari dapprima gli Strada, poi i Groppelli.
L 'edificio fancelliano rimasto salvo fino al 1944 era stato costruito senza dubbio nel 1495. Tale data era scolpita su una targa di marmo infissa sotto il portico. E ci risulta che appunto in quell'anno i Groppelli avevano comprato dagli Strada la casa con negozio che si ergeva precedentemente sull'area di cui parliamo.
E' chiaro che, stipulato l'acquisto, i Groppelli avevano deciso una pronta e radicale trasformazione architettonica, aderente al clima culturale del momento. Poiché gli Strada si erano insediati nel luogo dal Duecento, è probabile che la loro casa-bottega fosse ancora di tipo medioevale e non soddisfacesse, così come si presentava, i gusti della famiglia acquirente.
La spezieria, finché aveva appartenuto agli Strada, era stata detta del "cantone" di Sant'Andrea. I Groppelli le diedero invece l'insegna della Cervetta: insegna che si vede elegantemente scolpita su un capitello, recuperato dopo il bombardamento e inserito nella costruzione attuale.
Il fatto che la Cervetta era un emblema dei Gonzaga rende evidente che i Groppelli intesero di significare, con la loro scelta, la devozione alla casata dominante, di cui vollero richiamare la benevolenza. C'era, del resto, confermato da un affresco dipinto sopra uno degli archi, certamente su commissione dei Groppelli stessi, e raffigurante il Gonzaga che nel 1495 era il detentore del potere: Francesco Il.
Riteniamo doveroso rammentare che l'edificio odierno è stato eretto fra il 1960 e il '65 su un progetto fornito disinteressatamente, con esemplare civismo, da quattro architetti mantovani: Riccardo Campagnari, Fernando Cazzaniga, Enzo Mastruzzi e Attalo Poldi.
All'interno sono stati raccolti, con consenso della Sovrintendenza ai Monumenti, superstiti frammenti di decorazioni pittoriche di atmosfera mantegnesca, provenienti peraltro da un differente edificio: il palazzo Biondi di via Cavriani. In esse si vedono emblemi vari della casata gonzaghesca, fra i quali pure la Cervetta.


 


 



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