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Ottone Rosai

Ottone Rosai
Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2020


Ottone Rosai
pittura territorio di rivolta
mostra a cura di Luigi Cavallo
in collaborazione con Oretta Nicolini
Casa del Mantegna, Via Giovanni Acerbi, 47– Mantova
18 gennaio – 10 maggio 2020 
PROROGATA FINO AL 23 AGOSTO


Venerdì 17 gennaio 2020 alle ore 18.00, presso la Casa del Mantegna di Mantova, verrà inaugurata dal curatore Luigi Cavallo la mostra dal titolo Ottone Rosai, pittura territorio di rivolta.


La rassegna, che rimarrà aperta fino al 10 maggio 2020, è organizzata da Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, promotrice dell’evento assieme alla Provincia di Mantova, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Mantova. 


Un itinerario complesso e avvincente quello di Ottone Rosai (Firenze 1895 – Ivrea 1957) che ha traversato il XX secolo lasciando traccia profonda della sua personalità e del suo stile.


Firenze è stata il teatro della sua vicenda creativa ed esistenziale fin dai primi anni in cui si affacciò alla vita culturale: l’incontro significativo, alla fine del 1913, con il manipolo di artisti futuristi – Marinetti, Boccioni, Carrà, Severini, Soffici – in occasione della loro mostra tenuta sotto l’insegna della rivista Lacerba, fondata appunto in quell’anno, a Firenze, da Papini e Soffici.


Con Lacerba, anche il giovane e impetuoso Rosai si fa conoscere pubblicando scritti e disegni su quel foglio che sbandierava l’arte italiana di punta insieme con quella francese, coniugando futurismo e cubismo sia in letteratura sia in pittura.


Bei momenti epici per tutta l’arte europea che trovava sintesi eloquenti in Picasso e Braque, così come in Boccioni e Soffici, nelle parolibere di Marinetti e nei Calligrammes di Apollinaire, nelle prose scandalose di Italo Tavolato e nei componimenti fantasiosi di Max Jacob.


Rosai si trovò, con gli amici Aldo Palazzeschi e Achille Lega, in quel flusso di genialità e sregolatezza, con la sua naturale propensione di “teppista”, riottoso agli studi accademici, avverso, lui che proveniva da una famiglia di artigiani, ai benpensanti borghesi, pronto a sobillare il quieto vivere fiorentino e a disprezzare quella parte di città che si era arricchita con il piccolo commercio, l’usura e lo sfruttamento dei ceti più deboli.


Questa consapevolezza di essere nel giusto combattendo i luoghi comuni e le ipocrisie sociali gli era certo derivata dal padre Giuseppe, valente restauratore e scultore in legno, che con entusiasmo lo confortò nelle sue iniziative e nel desiderio di intraprendere il lavoro di pittore.


Rosai con ammirevole costanza intese la propria vocazione artistica come un “lavoro”, rustico, difficile, rivendicando del resto le specifiche virtù spirituali e poetiche che esso comporta.


Ebbe appena il tempo di sentirsi partecipe di quella bellicosa schiera lacerbiana che subito la sua vita – dal teorico al pratico – fu davvero travolta dalla guerra: la vicenda che sconvolse l’Europa lo coinvolse appieno, fisicamente ed emotivamente, ne alimentò le aspirazioni ideali e ne temprò il carattere. Rosai fu un grande combattente, un convinto patriota e quanto alta fosse quella tensione, lo spirito nazionalistico, è ampiamente testimoniato dalle lettere al padre.


Nonostante ferite e malattie, ebbe la fortuna di tornare dal conflitto, esperienza che elaborò anche letterariamente e fu materia di due suoi volumi: Il libro di un teppista, 1919, Dentro la guerra, 1934.


Dagli anni 1919-1920, pur tra dolorose vicissitudini esistenziali e la miseria che lo perseguitò per decenni, lo svolgimento della sua opera pittorica ebbe una progressione di intensità e di interpretazione, di penetrazione dei valori umani, ambientali e formali di livello altissimo.


Disegno e pittura, conquistati con concezione del tutto personale tenendo a modello gli abitanti dell’Oltrarno con i quali condivideva le giornate, operai, venditori ambulanti, cantastorie, insieme con gli illustri monumenti della sua città, furono accolti via via da sempre più largo consenso critico e da una popolarità che, fino ai nostri giorni ha sempre seguito la sua avventura figurativa.


La mostra organizzata a Mantova – una primizia per questa città – documenta l’insieme antologico del maestro con ottanta opere, dal 1913 al 1957, tra le quali diversi inediti, tenendo come linea principale una delle sue qualità essenziali: la pittura usata come strumento di provocazione e di rivolta.


La pittura di Rosai, considerata quindi territorio sperimentale nel quale gli uomini e il paesaggio si integrano e, meglio, si comprendono.


La natura umana e la città, il corpo in cui si struttura la convergenza di linguaggio architettonico e poetico, la sintonia o distonia tra forme consuete al nostro occhio e forme di pura invenzione plastica investite da un impeto espressionista, rendono nuovi stimoli, originali occasioni ottiche e mentali al nostro tempo. 


ORARI


10,00-19,30, tranne lunedì se non festivo. (La cassa chiude un’ora prima). 


INGRESSO: biglietto intero 8,00 €; ridotto 6,00 € da 6 a 10 anni, over 65 e gruppi di almeno 10 persone; ridotto 3,00 € per scolaresche.


Gratuito: bambini fino a 5 anni. 


SCARICA IL MANIFESTO


INFO
Casa del Mantegna
Tel. 0376 360.506 - www.casadelmantegna.it
Info Point
Tel. 0376 432.432 - www.turismo.mantova.it
Fondazione Archivio Antonio Ligabue Parma
Tel. 0521 242.703 - www.fondazionearchivioligabue.it 


 



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