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Omaggio a Domenico Pesenti

Opera di Domenico Pesenti
Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2018


Pesenti – Domenico (1843-1918) il padre della pittura mantovana del Novecento


Dall’11 febbraio al 13 maggio 2018.


La mostra, a cura del prof. Augusto Morari, nel centenario della morte del pittore mantovano Domenico Pesenti ne mette in risalto la laboriosa attività, il “mestiere”, la tecnica pittorica, l’abile uso della fotografia, l’organizzazione del lavoro, nonché i rapporti che l’artista intratteneva con i mercanti e i collezionisti, lasciando emergere la sua multiforme personalità.


Cuore della rassegna sono le migliori opere del Pesenti pittore e disegnatore, scelte tra le numerose del Museo e quelle presenti in altre collezioni pubbliche e private, distribuite in due macrosezioni.


Al piano terra, nella sala delle colonne sono esposti:
 •i dipinti ad olio, tra cui una serie di autoritratti, in gran parte inediti,
 •una documentazione delle tecniche esecutive e dei relativi strumenti utilizzati,
 •esempi del suo “collezionismo eclettico”


Al piano superiore si possono ammirare:
 •i mobili antichi provenienti da casa Pesenti
 •la fascinosa sezione di grafica, con acquerelli e disegni preparatori delle opere a olio.


Domenico Pesenti nato a Medole nel 1843, dopo gli studi e le prime opere a Milano si trasferì a Firenze, dove raggiunse l’apice del suo fare artistico dimostrando la sua forte personalità e seguendo un percorso, che lo rivelò culturalmente aggiornato e innovativo. Con estrema organizzazione imprenditoriale, usava i disegni ricavati da stampe fotografiche per sopperire alle molteplici richieste delle vedute canoniche dei “viaggiatori in Italia”. Delle nuove tecniche seppe avvalersi anche per eseguire nel suo studio fiorentino, in accordo con i rispettivi richiedenti, i loro ritratti.


Gli tornò utile la sua preparazione iniziale a Brera, concentrata sulla tecnica prospettica e scenografica maturata poi al Teatro alla Scala, per produrre numerosi dipinti con prospettive di interni, di sagrestie, di navate di chiese, dei quali forse il capolavoro assoluto, esposto e premiato all’Esposizione Universale di Parigi del 1884 è il Coro di Santa Maria Novella a Firenze.


Nel 1898 Domenico tornò a Mantova, dove trovò nuove forme di espressione, anche per i contatti col nipote pittore Vindizio Nodari Pesenti esponente del secondo periodo del divisionismo milanese. A Mantova, nella sua nuova prestigiosa residenza in palazzo Ippoliti Gonzaga, portò le sue raccolte eclettiche di cornici, mobili e altri oggetti di antiquariato, seguendo il gusto fiorentino. La residenza così arredata era frequentata dai notabili della città, i quali vi potevano ammirare e acquisire opere di genere disparato ma tutte di gran gusto.

info: Museo Diocesano Mantova



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