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Gli Amanti di Valdaro

Amanti di Valdaro
Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2017


Tesoro archeologico unico e speciale. 


Il ritrovamento è emerso nel corso di scavi effettuati nel 2007 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia nell’area di in una villa romana di duemila anni fa, poco fuori la città di Mantova, in zona “Valdaro”. Si tratta di una sepoltura di un uomo e una donna dell'età neolitica ritrovati abbracciati, uniti per sempre nella vita e nella morte.


Alla scoperta, i media locali diedero il nome de “Gli Amanti di Valdaro”.


Analisi Antropologiche
di Anny Mattucci, Cristina Ravedoni
(tratto da "La sepoltura preistorica c.d. Amanti di Valdaro" - 2014)

Considerata l’unicità di questo ritrovamento sono stati eseguiti studi multidisciplinari che hanno indagato in maniera approfondita ogni singolo aspetto riguardante i due soggetti. Inizialmente è stata effettuata un’accurata esposizione delle ossa dal terreno effettuando un microscavo in laboratorio in modo da poter studiare tutti gli aspetti legati alla deposizione e favorire le analisi antropologiche. Successivamente per ogni singolo osso è stato valutato lo stato di conservazione , il grado di frammentarietà e la completezza, al fine di valutare oggettivamente il livello di conservazione degli scheletri. Durante le analisi antropologiche sono stati indagati il grado di sviluppo delle inserzioni muscolari per stabilire il tipo di costituzione dell’individuo; sono stati valutati fino a 46 parametri morfologici e metrici per diagnosticare l’età alla morte dell’individuo; sono state ricercate tutte quelle anomalie morfologiche, definite caratteri discontinui, che si discostano dalla normalità, ma che non sono da considerarsi patologiche. Infine sono state indagate prove di eventuali patologie al fine di ricostruire il loro stato di salute. Il microscavo in laboratorio ha permesso di capire che la deposizione dei due individui sia avvenuta contemporaneamente, deponendo prima l’individuo A (a sisnistra) e successivamente l’individuo B, con un chiaro tentativo di ottimizzare gli spazi della fossa lasciati liberi dall’individuo A. Per questo motivo l’individuo B è in una posizione più sollevata e le sue ossa si trovano spesso ad una quota più superficiale. La conservazione della maggior parte delle connessioni anatomiche permette di affermare che ci sia stato un riempimento graduale del volume del corpo, probabilmente dovuto alla presenza di un sudario che bendava i cadaveri al momento della sepoltura. E’ da sottolineare inoltre che la posizione dei due scheletri è dovuta a modificazioni avvenute in seguito alla decomposizione dei tessuti molli. Infatti l’avambraccio destro dell’individuo B al momento della sepoltura doveva essere più flesso, come quello dell’avambraccio destro dell’individuo A, ma quando radio e ulna non erano più sostenuti né dai legamenti né dallo spazio occupato dai muscoli, sono scivolati nella posizione che oggi fa apparire i due scheletri abbracciati. Il discreto grado di conservazione dell’individuo A ha permesso di stabilire che fosse una femmina con un’età compresa tra i 18 e i 22 anni, alto 1.46m anch’egli di costituzione normale e con un’anomalia alla rotula definita vastus notch.
Osservando con una luce radente gli elementi dentari, sono state notate sottili linee, dette linee di ipoplasia, che attraversano trasversalmente alcune corone, indicatori di carenze nutrizionali sofferte durante la fase della crescita tra 1 e 3 anni per l’individuo A e tra i 3 e i 4 anni per l’individuo B.
Sulla superficie occlusale dei denti di entrambe i soggetti sono state individuate evidenze di usura e in particolare per l’individuo A la tipologia di usura può essere spiegata con una possibile origine occupazionale della dentizione perché le evidenze sono posizionate proprio sulla rima di alcuni denti monoradicolari superiori e le piccole scanalature hanno forma di “V”. Sui denti dell’individuo B è stata registrata la presenza di tartaro che, nonostante non sia una patologia dentale, è un buon indicatore di igiene orale. In particolare è stato notato che la deposizione del tartaro è essenzialmente un piccolo accumulo uniforme sul lato linguale, soprattutto a livello della linea di incontro tra la corona e la radice dei denti. A livello delle ossa degli arti inferiori di entrambi i soggetti sono state registrate aree circoscritte caratterizzate da uno strato di osso con superficie della membrana che riveste le ossa in risposta a infezioni.

Trova il libro in biblioteca: www.biblioteche.mn.it



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