vai ai contenuti

Provincia di Mantova - Portale sul Turismo a Mantova

Home | Rubriche | Crea il tuo viaggio | Cosa Fare | Vivere Mantova Dimensione Carattere: A | A | A
Home   >   Approfondimenti

Ricerca

Data
Date
Date

Elementi correlati

La Cacciata dei Bonacolsi

Risorsa turistica: Menzogne e sortilegi della Bellonci: ‘Tu vipera gentile’
Fantasia, minuziosa conoscenza storica, penetrazione ... >>>

vincenzo I gonzaga

Risorsa turistica: Menzogne e sortilegi della Bellonci: `Segreti dei Gonzaga` e `Rinascimento privato`
Il palazzo quadro del Te, dove Giulio Romano sembra aver ... >>>

Seguici su ...

Visit Mantova

Comunica con noi


Call center tel. +39 0376 432 432


info@turismo.mantova.it



HTML 4.01 Strict Valido!   CSS Valido!   Logo attestante il superamento, ai sensi della Legge n. 4-2004, della verifica tecnica di accessibilita'.

Appartamento di Guastalla

Ultimo aggiornamento: 01 aprile 2020


Il Palazzo del Capitano, del quale si visita il primo piano accedendo dalla Prima Sala di Guastalla, sorge sul punto più alto di piazza Sordello (già piazza San Pietro), su una sorta di cresta anticamente detta “scaglione” che attraversa quella che era nota come “città vecchia”. L’aspetto attuale, sia interno che esterno, è frutto di una serie di restauri che hanno riportato in vista, dove possibile, la struttura primitiva. Il nucleo più antico, che risale alla seconda metà del XIII secolo e coincide con parte delle sale che affacciano su piazza Lega Lombarda, venne profondamente modificato e ampliato entro il quarto decennio del Trecento (o intorno al 1300, secondo una diversa tradizione critica), quando il Palazzo del Capitano raggiunse l’attuale larghezza; vi venne aggiunto il portico antistante, il lungo corridoio sovrapposto e il cosiddetto Salone dell’Armeria all’ultimo piano. All’inizio del Quattrocento sono databili le maestose bifore gotiche della facciata, coronata da merlatura.
In origine il palazzo era abitazione della famiglia Bonacolsi; solo col rovesciamento del potere il 16 agosto 1328 i Gonzaga ne presero possesso. Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo, non visse tuttavia in questo edificio, ma si insediò nell’altro palazzo bonacolsiano posto ai piedi della piazza, il Palazzo Acerbi-Cadenazzi. Il Palazzo del Capitano divenne invece la residenza dei suoi tre figli Guido, Feltrino e Filippino.
Entro il quarto decennio venne grandiosamente decorata la cappella, probabilmente identificabile nella “capella magna” dell’edificio, e nel corso del secolo vari artisti giunsero ad affrescare le pareti delle stanze che portavano nomi evocativi: Camera dei Leopardi, degli Imperatori, dei Cimieri, di Lancillotto, dei Paladini, certamente dovuti alle scene dipinte. Il Palazzo del Capitano rimase la principale abitazione della famiglia sino agli inizi del Quattrocento, quando era in collegamento con numerose altre fabbriche, restaurate o costruite ex novo, che rendevano monumentale l’intero complesso. Dalla metà del XV secolo, quando Ludovico Gonzaga si spostò nel Castello di San Giorgio, questo edificio fu probabilmente usato per uffici e abitazioni della corte; fu in parte restaurato e rinnovato dalla metà del Cinquecento tra la reggenza del cardinale Ercole e il ducato di Guglielmo Gonzaga e subì, infine, profonde manomissioni all’epoca di Francesco IV, nel 1612.
Fu allora che il prefetto delle fabbriche Antonio Maria Viani diede agli interni l’aspetto che in buona misura ancora hanno, rinnovando le decorazioni e i soffitti. Tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento visse nel piano nobile del palazzo la moglie dell’ultimo duca Ferdinando Carlo, Anna Isabella di Guastalla, cui ancora deve il nome l’intero appartamento, noto appunto come Appartamento di Guastalla. La divisione per stanze della lunga galleria che affaccia sulla piazza della cattedrale è stata eliminata solo agli inizi del Novecento.
Proprio alla galleria si accede oggi dalla Prima Sala di Guastalla; il lunghissimo corridoio affaccia direttamente su piazza Sordello e nel Trecento era suddiviso in vari ambienti. Tra i vivaci affreschi trecenteschi vale la pena notare quelli che riproducono tendaggi a pancia di vaio (costose pellicce di scoiattolo), loggette e balconi, cimieri, losanghe ed elaborate forme geometriche, tutti ricordati negli antichi documenti poiché dalle decorazioni prendevano nome le stanze. All’inizio del corridoio una breve fascia affrescata con colori molto chiari e squillanti è quanto rimane di una Stanza degli Imperatori. In una camera adiacente si consumò, secondo le cronache antiche, l’adulterio di Agnese Visconti, moglie di Francesco I Gonzaga, che con questo pretesto la fece decapitare. Dal capo opposto della galleria si accede a una delle stanze che affacciano su piazza Lega Lombarda, sulla cui parete di fronte alle finestre sono tracce delle decorazioni medievali: la fascia superiore del vasto ambiente è occupata da tralci fitomorfi e da losanghe nelle quali si intravedono animali mostruosi, in basso, invece, è una curiosa decorazione geometrica, vivacemente colorita. La terza stanza dell’Appartamento di Guastalla venne ricavata da Anton Maria Viani dall’ampliamento dell’originale cappella trecentesca del palazzo. Questo ambiente deve essere immaginato con la volta a botte, e con ingresso laterale; l’altare doveva essere posto sulla parete di fondo, ove è campita una grandiosa Crocifissione, e il sacello riceveva luce dalle due finestre che affacciano sulla piazza del Brolo (piazza Lega Lombarda), anch’esse affrescate negli strombi; le pareti erano infine coperte da velluti bianchi e rossi. La cappella aveva funzione di cappella palatina.
L’artista che vi dipinse verso la fine degli anni trenta del Trecento seppe utilizzare sia un robusto vigore narrativo nella drammatica e turbolenta Crocifissione, sia un preziosismo di tocco particolarmente evidente nelle due figure di santi affrescate negli strombi delle finestre, San Luigi dei Francesi e Santa Caterina, in omaggio a Luigi Gonzaga e alla moglie Caterina Malatesta, verosimilmente già morta nel 1340. Nella scena principale si notino il virtuoso scorcio del cavallo in primo piano, il ladrone crocifisso che ci volta le spalle e, soprattutto, il gruppo di personaggi sulla destra: è probabile che i tre uomini a cavallo siano gli stessi Guido (con la cuffia a gote), Feltrino e Filippino che abitavano il palazzo e che commissionarono l’affresco a un pittore di grande abilità e incredibile vigore narrativo forse il cosiddetto Maestro di Mombaroccio. La scelta del tema rappresentato e le soluzioni iconografiche adottate fanno certamente riferimento a tematiche eucaristiche particolarmente sentite a Mantova, ove è tuttora custodita una reliquia del Preziosissimo Sangue.
Nell’appartamento è allestita una collezione di opere del Medioevo e primo Rinascimento, suddivisa in tre sale. Nella Seconda Sala di Guastalla si conserva il monumento funebre supposto di Margherita Malatesta, seconda moglie di Francesco I Gonzaga, che si ritiene scolpito verso il 1400 da Pietro Paolo dalle Masegne. Vi sono poi numerosi frammenti lapidei e fittili, provenienti da edifici sacri e profani della città, alcune epigrafi e un cippo del 1296 iscritto in eleganti caratteri naskhî, proveniente dalla Cilicia e ritrovato nel primo Ottocento nei sotterranei della chiesa di San Francesco.
Nella sala successiva alla cappella sono conservate sculture del Trecento e dei primi del Quattrocento, oltre ad affreschi strappati delle stesse epoche. L’ultima sala dell’appartamento conserva un’importante sequenza di pitture medievali, tutte provenienti da chiese cittadine. Da Ognissanti venne strappata un’Annunciazione che riflette i modi della coeva pittura veneziana, d’impianto ancora bizantineggiante; da San Francesco provengono due affreschi, entrambi rappresentanti la Madonna col Bambino, dei primi anni del Trecento: essi mostrano il trapasso dell’arte locale alle forme gotiche. Un riflesso della presenza di Giotto a Padova è in un pannello con Tre santi, opera del Maestro della Cappella Bonacolsi. Una più matura fase legata alla cultura emiliana si riscontra invece in un affresco, la Madonna col Bambino e san Gregorio Nazianzeno, proveniente da Sant’Andrea e in una Madonna col Bambino tra due santi strappata dal campanile della chiesa di San Domenico. Nella stessa sala sono inoltre esposte alcune sculture gotiche e un trittico in osso della bottega degli Embriachi, quattrocentesco.



Giudizio
Non è stata raggiunta la quantità minima di voti
Vuoi essere il primo a votare questo approfondimento? Effettua il login oppure registrati per poter esprimere il tuo giudizio. Di la tua!

Ricerca Alloggi

 
 
Itinerari
RIS_San Benedetto Po, abbazia polironiana

Ora et Labora
"Montecassino del Nord", "Cluny lombarda": due modi per definire lo ...

Sabbioneta, la città del pensiero

Sabbioneta, gli argini circondariali
opera idraulica iniziata nel XII secolo

DA VEDERE DA GUSTARE

Mantova da Vedere e da Gustare
diverse iniziative per mostrare il proprio meraviglioso patrimonio ...

Crea il tuo viaggio

Image01

Crea il tuo viaggio

Home | Ricerca | Cookie Policy | Contatti | Come Arrivare | Numeri utili | Accessibilità | MANTOVA, ... da amare, da scoprire!